[(282)] a lodo de la gloria di Dio C. R. 1. — a la loenge de la gloire de Deu C. F. R. — Loenge, louenge vuol dire permesso, approvazione, onde fu mal tradotto per lodo. Invece di alla gloria dell'uomo, com'è nel C. L., crediamo si abbia a leggere alla gloria di Dio.
[Cap. XI.]
Lo re domanda: dove fu fatto Adamo? Sidrac risponde:
Adamo fu facto in Ebrot [(283)], ove egli morì e fu sopellito. E quando elli fu facto, fu messo in paradiso, cioè in uno luogo molto dilettevole [(284)], in Oriente. Là [(285)] sono albori di diverse maniere [(286)]; egli sono buoni contra diverse infermitadi: uno tale albore v'à che, se l'uomo mangiasse del frutto, giammai fame non avrebe; e se del secondo mangiasse, giammai istanco [(287)] non sarebbe; e al drieto [(288)], s'egli mangiasse di quello che si chiama frutto di vita, giammai non infermerebe e non invecchierebbe, nè mai non morrebbe. E in quello paradiso fu egli messo; e Eva fu fatta in quello paradiso dal lato [(289)] all'uomo, quando egli dormia, cioè a intendere della sua costa [(290)]. E simigliantemente, come egli furono d'una carne, così furono d'una volontà e d'uno cuore [(291)]. E Iddio volle ch'egli fossono simiglianti a lui, che siccome di lui disciesono tutte le cose, così nascono di lui tucte le cose e tucti gli uomini [(292)], cioè d'Adam [(293)]; e però fu fatto Eva di lui. E si li fece tali ch'egli potessono peccare, per magiore merito avere; che, quando egli furono tentati, s'egli non avessino consentito al diavolo, allora sarebono stati sì afermati [(294)], che giammai eglino e gli altri non potrebono avere peccato. Inanzi ch'eglino peccassono erano ignudi [(295)], e non aveano di loro membri vergogna, se non come degli occhi; che sì tosto come egli feciono quello peccato verso lo loro criatore, sì si vidono ignudi, e spogliati del vestimento della grazia. Essi ebono cupidizia l'uno verso l'altro, e si cominciò a nasciere tra loro una grande confusione, e ebono vergogna degli loro menbri. E perciò che l'uomo sapesse che tutte le schiatte doveano essere colpevole di questo peccato, fece rimanere lo nodo che àe la gola [(296)]. E 'l nostro Signore sapea [(297)] che grande bene e grande profitto dovea essere [(298)] di quella ischiatta. Anzi che peccassono vidono Idio in paradiso. Lo diavolo ebe grande invidia di ciò, ch'egli dovea montare là, onde egli era caduto, si entrò nel serpente, e parlò alla femmina, e la ingannò; che, si tosto com'ella fu nata, ella fue ingannata. Essi non dimorarono in paradiso se non sette ore [(299)]; e le tre ore [(300)] mise Adamo nome a tutte le bestie; alle sette ore [(301)] mangiò la femina il pome [(302)], e diello al marito, e egli lo mangiò per lo suo amore; e a ora di nona furono cacciati fuori del paradiso. E incontanente disciese l'agnolo da cielo, cherubin [(303)], con una spada di fuoco in mano; quello fuoco era uno muro di fuoco [(304)], onde quello paradiso ne fue intorniato [(305)], apresso quello peccato. Cherubin fu quello che guarda lo fuoco ch'è intorniato al paradiso, e getta adietro i corpi e gli spiriti [(306)]; chè nullo ispirito v'enterrà, nè buono nè reo, infino a tanto che il figliuolo di Dio perverrà in terra, e morrà inpeso [(307)] in croce, per questa disubidienzia che Adamo fece verso lo suo criatore. E per quello amore ispegnerà lo muro del fuoco, che intornia [(308)] il paradiso, e ronperrà le porti [(309)] del ninferno, e trarranne fuori Adamo e gli suoi amici, e metteragli nel paradiso celestiale. E allora [(310)] tutti quelli che morranno perfetti, sì saranno amici di Dio, e andranno in paradiso celestiale, e non troverranno chi loro lo vieti. Certo bene dee l'uomo credere a quello Idio, che manderà lo suo figliuolo di cielo in terra, per noi diliberare [(311)] si lascierà morire.
[(283)] Ebron C. F. R., C. R. 1.
[(284)] diliciano C. R. 1.