Ma quando fu’ a pie’ d’un colle giunto,
Là dove terminava quella valle,
Che m’avea di paura il cor conpunto.
❡ Essendosi raveduto dell’essere istato nella bassezza della detta ignoranza, la quale figurativamente quì valle si chiama, l’animo suo al pie’ d’un colle incontanente pervenne, per lo quale l’altezza dell’umana felicità si considera, la quale coll’intelletto de’ raggi del sole coperta la vide, cioè della chiarezza dell’intellettuale verità, con la quale dirittamente si guida chi co’ lei si rimira.
Allor fu la paura un poco queta
Che nel lago del cor m’era durata
La notte ch’io passai con tanta pieta.
❡ Ritrovandosi nel cominciamento di cotanto bene, la paura della notte ch’avea passato, cioè del tempo in che nella ignoranza era stato, alquanto gli fu sollevata per la speranza che già nell’intelletto la sopradetta chiarezza gli dava.
Così l’animo mio, ch’ancor fuggiva
Si volse in dietro a rimirar lo passo
Che no lasciò già mai anima viva.[10]
❡ Per questo passo, al quale egli qui si rivolse la sopra detta viziosa e ignorante vita, figurativamente si considera, la qual non lascia aver vita d’alcuna vertuosa fama dietro a la morte, a chi di lei fia impresa.
Ecco quasi al cominciar dell’erta
Una lonza legier e presta molto
Che di pel maculata era coperta.
❡ Cominciando coll’animo a salire su pe la detta altezza, mostra che tre bestie gli si parassero dinanzi per isturbarlo, per le quali figurativamente si conprendono i principali tre vizii più contrarii a bene operare dell’animo, de’ quali il primo è lussuria, formandola in lonza, però che come lei è macchiata di molti e diversi colori, sì come di molti e diversi piaceri e di simigliante umidità e superflua caldezza disposta. ¶ Il secondo superbia in forma di leone figurata, la cui significazione apertamente si vede. ¶ Il terzo avarizia, formata in lupa, a significazione di sua bramosa e infinita voglia, sì come per lei tra gli altri animali di ciò golosamente sembianza vede e di ciascuna mostrando a cotale salire come grande è l’offesa.
Tempo era del principio del mattino
E ’l sol montava su con quelle stelle
Ch’eran co lui, quando l’amor divino
Mosse di prima quelle cose belle.
❡ Essendo occupato nell’animo da’ sopradetti vizii alcuna cagione di speranza, l’ora del tempo gli dava e la dolce stagione e della fiera la gaetta[11] pelle, immaginando che la chiarezza del felice lume gli avea incominciato a raggiare nella mente nel principio del dì sì come in principio di luce e fine d’oscurità, essendo il sole in compagnia colle stelle dell’ariete, con le quali, secondo la divina scrittura era acconpagnato, quando in prima ebber moto, però che si vedeva con l’universo in uno medesimo tempo accordante: Per lo quale si segue che fosse di primavera ne’ dì del suo mezzo Marzo. E simigliantemente, immaginando alla vaghezza della gaetta pelle, pensando che la naturale par che conceda, che dove più è valore più cotal fuoco s’accenda, avegna che ciò non si debba accettare se non come vizio.