❡ Per fare alcuno ricordamento sopra la fede nella resurrezione di Cristo in cotal modo di ciò qui si risponde, contando coloro che della presente eterna dannazione per suo vittorioso piacere furono estratti.
Venimmo al piè d’un nobile castello,
Sette volte cerchiato d’alte mura,
Difeso intorno d’un bel fiumicello
❡ Con ciò sia cosa che nel presente primo grado ciascuno altro ch’è da sè innocente si conceda di molti filosofi e uomini di bontade famosi qui per esempio si fa menzione, a’ quali figurativamente alcuno lume è dato a dimostrare la chiarezza della scienza e della bontà, la quale con tutto che sieno dannati col piacer di Dio e del mondo gli alluma, figurandogli in sito verde a dimostrare il viver di lor fama, essendo morti. E un nobile e forte castello di sette mura cerchiato, un fiumiciello per lo quale la filosofica e poetica scienza figurativamente s’intende; della quale e’ si vestiro. Di cui le sette mura le sette liberali arti significano, le quali di necessità essere convengono circostante al filosofico e poetico intelletto. La cui circostante difesa il detto fiumiciello si contiene; per lo quale l’operare delle mondane e viziose dilettazioni si considera, le quali del non entrare nel presente castello sono cagione.
Io vidi Elettra con molti compagni
Tra quai conobbi Ettore ed Enea
Cesare armato cogli occhi grifagni
❡ Veduto ed esaminato l’essere del presente castello di molti suoi abitanti, per esempio del mondo, nominandogli qui si ragiona, incominciandosi in prima a coloro che la bontà sanza scienza seguirono, e specialmente al suo più antico principio, il quale fu Elettra figliuola del re Atlante d’Africa, e moglie del re Dardano, il qual fu principio di re e della casa di Troia, seguitando negli altri ordinatamente, come nel presente testo si contiene. ¶ Ettore fu figliuolo de’ re Priamo di Troia, il quale finalmente da Achille nell’esercito de’ greci a Troia combattendo, fu morto. ¶ Enea fu figliuolo d’Anchise della casa di Troia e antico principe di Roma, come nelle sue storie per Virgilio si conta. ¶ Cesare fu romano, vocato Giulio, e primo imperadore di Roma. ¶ Cammilla fu una vergine di Tiria, la quale gran tempo signoreggiando, Italia resse, e finalmente morta conbattendo colla gente d’Enea nelle contrade di Puglia. ¶ Pantaselea fu donna e reina del regno femminoro, la quale essendo con grande cavaleria di donne in aiuto de’ troiani, venuta da’ greci finalmente fu morta. ¶ Il re Latino fu re d’Alba e di Puglia e padre di Lavinia, la qual fu terza moglie d’Enea. ¶ Bruto fu romano e padre di Lucrezia, per la quale essendo da Sesto figliuolo di Tarquino re di Roma carnalmente sforzata, da lui, cioè da Bruto, il detto Tarquino col figliuolo, col volere del popolo di Roma di fuori, a furore fu cacciato. ¶ Giulia fu figliuola di Cesare e prima moglie di Pompeo romano. ¶ Marzia fu di Roma e moglie di Catone, dal quale per sua vechiezza vivendo ad Ortenso romano per moglie la diede. ¶ Cornelia fu figliuola di ..... di Roma e seconda moglie di Pompeo. ¶ Saladino fu ..... e soldano di Babilonia, il quale, e i quali sopradetti uomini e donne, come di sopra si conta, di molta bontà ebber grazia, dietro a’ quali procedendo e più la vista inalzando, cioè a più perfetti iscienziati intelletti, il maestro di coloro che sanno, cioè Aristotile, nel più degno luogo si vede, dinanzi al quale molti altri filosofi secondo la loro facoltà propinqui gli stanno, la cui notizia assai chiara qui nel testo procede.
Comincia il V Capitolo
Così discesi del cerchio primaio
Giù nel secondo che men luogo cinghia
E tanto più dolor[e] che punge a guaio
DIMOSTRATA la qualità del primo grado infernale, in quella del secondo qui si procede, la quale di coloro in cui la ragione umana all’abituato talento della lussuria è sottomessa, si considera; la cui essenza nella seguente chiosa, figurativamente, si contiene, seguitandosi qui nella disposizion di Minos, il qual, per motore nel presente grado e giudicatore degli altri si pone. La cui figurata allegoria in cotal modo permane che si come in ciascuno uomo naturalmente delle sue mali operazioni è coscienza contradicente giudicandosi sè stesso propiamente e più e meno lontano del sommo bene, cioè da Dio, secondo la colpa commessa, così qui il detto Minos giudicatore delle colpe in lei si figura, giudicando e approvando con certa sua coda, a dimostrare, che solamente con la fine di ciascuno sia più propio il giudizio, si come negli animali e nell’altre cose ella generalmente è fine. E perchè di sè medesimo più che di niun’altro e più propio il giudizio, però cotale coscienza, nominata Minos, figurativamente in questo secondo grado principalmente si pone. La quale, nel sopra detto grado non si concede, perchè non è di qualità di colpa commessa; e col sopra detto nome chiamandola, a similitudine d’alcun Re di Creta, nominato Minos, il quale anticamente fu di tanto giusto giudizio abituato, che per ciascun pagano si credea che nello inferno finalmente giudicator divenisse.
Io venni il luogo d’ogni luce muto
Che mugghia come fa mar per tempesta
Se da contrari venti è combattuto
❡ Si come l’effetto di ciascun peccato degniamente è pena dell’operante, così qui in questa seconda qualità e nell’altre simigliante l’effetto delle fatte operazioni si concede: la pena in questo cotale figurativamente si sostiene, che alcuna fortuna di vento, percotendosi insieme sanza alcuno riposo, gli porti. Per la quale si considera la veloce voglia di coloro in cui, ardendo la lussuria vince, i quali da desiderosi piaceri di lor voglie sanza posa niuna d’uno in altro, e là e qua sono guidati; tra’ quali d’alquanti antichi e moderni per esempio degli altri, nelle seguenti chiose procedendo si conta.