IN questo sesto capitolo, seguentemente, la qualità del terzo grado si dimostra, la quale di coloro si considera che nell’appetito della gola sanza alcun freno si producono; la cui essenza figurativamente cotal si consente che a lei gragniuola acqua tinta e neve continuamente piova, appuzzando il sito, che ciò figurativamente riceve, e che per un demonio con tre gole crudelmente sia vietata. Per la quale piova figurativamente si considerano gl’infermi accidenti di superflui umori che nelle carni de’ detti golosi continuo piovono sì come malattie di fianchi e di gotte e di podragre e di simiglianti effetti. ¶ E simigliantemente per lo detto demonio l’appetito della gola si considera che in ciò gl’induce. Il quale con tre gole, figurativamente, è formato, si come per tre modi cotale appetito per lor si possiede. De’ quali l’uno è di quantità, l’altro è di qualità, e il terzo di quanto continuo: il quale di quantità comunalmente d’ogni cibo assai si disidera gustare. Il quale di qualità, particularmente di cose elette, non curandosi di quantità è ’l terzo cioè il quarto, continuo in due modi diviso si contiene, cioè il quanto continuo e il quanto discreto. Il quanto continuo è continuo esser goloso, il quanto discreto è alquanto goloso e alquanto non essere. Il qual demonio, si come motore del grado presente, Cerbero figurativamente si chiama a derivazione d’alcuno così nominato, che più in cotal vizio si resse, secondo che per Ovidio o per gli altri poeti si conta. Tra’ quali golosi d’alcuno nelle seguente chiose per notizia degli altri nominando si conta.

Voi cittadini mi chiamaste Ciacco
Per la dannosa colpa della gola
Come tu vedi alla pioggia mi fiacco

❡ Per dar notizia d’alcuno della presente qualità qui d’alcuno fiorentino nominato Ciacco si fa menzione, il quale nel presente vizio fu molto corrotto, e perchè della memoria in nuove fantasie fu sottile predicendo le cose future, per qui però lui significando di Firenze così si predice come nel presente testo apertamente s’intende[15].

NOTE:

[15] V. P. aggiunge: Cierbiro, cioè divoratore di carne.

Comincia il VII Capitolo

Pape satan pape satan Aleppe
Cominciò Pluto colla boce chioccia
E quel savio gentil che tutto seppe.

PROCEDENDOSI, la gravezza delle viziose colpe in questo capitolo, quella del quarto grado, cioè dell’avarizia e della prodigalità, si dimostra. La quale, figurativamente, in volgere certi pesi colla forza del petto si pone riscontrandosi insieme a due punti del cerchiato sito e rimproverandosi l’uno coll’altro l’effetto di loro opposite colpe. Sopra la quale Pluto demonio per motore si contiene. La cui allegoria in cotal modo permane. ¶ Che, con cio sia cosa che di ciascuna operazione il mezzo, virtù si consideri, di ragione le stremità sue, cioè il troppo e ’l poco deon essere vizij, però del temporale spendio le sue, cioè avarizia e prodigalità, qui contrarie egualmente sono messe. Per lo quale sopra detto affaticare del volgere i pesi l’infinito affaticare dell’animo, così ne’ ritenere come nello scialacquare si significa. Per la cui contrarietade figurativamente qui nelle due stremità del diviso cierchio contrariamente si scontrano, rinproverandosi, contrarie, si come nemiche, delle quali per lo sopra detto motore il male volere che l’operazione a simigliante effetto produce si considera, sopra le cui proposte parole cotal dispositione si ritegna. ¶ In prima che pape è avverbio ammirativo, Satan nome propio d’alcun diavolo, cioè d’alcun male volere; Alep in lingua ebrea e in latina A, e altri dissero alpha, però si come principio della scrittura, la quale in sè tutto contiene figurativamente qui si dice Alep, cioè Iddio, si come principio di tutto l’universo, maravigliandosi dell’essere del presente autore.

Come fa l’onda là sopra Cariddi
Che si frange con quella in cui s’intoppa
Così convien che qui la gende riddi

❡ Per comparazione della presente qualità, qui del contrario percuotere delle marine onde, che nella riviera di Calavra a rimpetto l’isola di Cicilia tra certi scogli si fa, che si chiama Cariddi, si ragiona, il quale per lo ritenere del crescere e del discrescere della marina che fa la detta isola dal levante al ponente addiviene.