Hanno i sepulcri tutt’i’ luogo varo
Così facievan quivi d’ognie parte
Salvo che ’l modo v’era più amaro

❡ Essendosi entrato nella presente qualità maliziosa, cioè nel sesto infernale grado, nel quale la colpa della resia si concede, così sua qualità figurata si pone, che, si come per molte e diverse credenze, fuor di quella cattolica della deità si contiene, così qui figurativamente arche mischiate di fuori e dentro di fiamme si concedono, a dimostrare l’ardente fermezza dell’animo nelle dette credenze, tra le quali d’una, per esenpio, dell’altre così si ragiona, che, tra gli altri filosofi, ne fu uno nominato Epicuro, il quale credette che, morto il corpo, fosse morta l’anima. Onde ciascuno di tale intenzione seguace nella sua arca s’intende, si come nella sua credenza con lui s’intende, e simigliantemente nell’altre credenze ciascun seguace nella sua arca si pone, chiamandole resiarche, cioè principali di loro credenze, nelle quali simile con simile così son sortiti.

NOTE:

[16] La volgata: di fuor.

[17] L’ombre.

[18] P. 313 disonesto (?), abbiamo pure dischiesto per sconvenevole, inopportuno, non richiesto.

[19] Impausabile. Isidoro Etim VIII, II.

Comincia il X Capitolo

Ora sen va per un segreto calle
Tra ’l muro della terra e gli martiri
Lo mio maestro e io dopo le spalle

IN questo cominciamento del decimo canto, la qualità dell’eretica credenza presente si dimostra, nominandone alcun de’ seguaci del detto Epicuro come nelle seguenti chiose si contiene.