❡ Approvandosi ancora le dette operazione contr’a moderni pastori, la visione dell’Apocalisse di san Giovanni qui nel presente per loro così si dispone che quella che colle sette teste nacque, cioè colle sette virtudi, per la quale la chiesa di Cristo s’intende, e delle dieci corna ebbe argomento, cioè da dieci comandamenti che Dio a Moisè diede, formandone due in ciascuna delle tre, cioè a fede, a speranza e a carità, e una singolarmente all’altre, cioè a prudenza, a continenza, e a magniminitade si come nella essenza di ciascuna, dopo i singolari sono tenuti. Puttanegiare co’ regi a lui fu vista sopra l’acque, cioè sopra le mondane operazioni permanendo: la cui significazione apertamente per colpa de’ moderni pastori nel suo vero si vede.
Comincia il XX Capitolo
Di nuova pena mi convien far versi
E dar materia al ventesimo canto
Della prima canzon, ch’è d’i sommersi
PROCEDENDOSI la gravezza della presente froda della quarta bolgia, cioè qualità di lei, in questo ventesimo canto della prima canzon de’ sommersi, cioè di questo primo libro infernale, così si contiene, dimostrandosi in lei figurativamente l’operazion di coloro, che per diversi isperimenti e impossibili fatture in altrui con inganno producono, per la quale co’ ritroso viso e andamento in lei si figurano a dimostrare la ritrosa e impossibile operazione di loro contraria al dovere dell’umana Natura, si come di indovini e d’arte magici e di simiglianti di loro, tra’ quali per più conoscenza d’alquanti, per simigliante effetto nelle seguenti chiose si contano.
Drizza la testa, drizza, e vedi a cui
S’aperse agli occhi d’i Teban la terra
Per che gridavan tutti: dove rui
❡ Anticamente, per usanza, ciascuna terra e provincia, alcuno arte magico a suo producimento tenea, tra’ quali Amfiarao coi Greci così si produsse che, secondo che per Stazio si scrive nel suo Tebaidos di Teocle e di Polinice fratello del re di Tebe, dovendo con determinato ordine tra loro a parte di tempo ciascuno i’ reggimento tenere, reggendo Teocle, finalmente la signoria comune a Polinice disdisse. Per la qual cosa il detto Polinice con l’ammaestramento di Amfiarao intorno alla città di Tebe con grande esercito ad assedio finalmente si pose, nel quale, essendo il detto Amfiarao, secondo usanza, personalmente sopra un suo carro, la terra di sotto lui rovinando in abisso s’aperse; di che ciascuno Tebano veggendolo con grande allegrezza, contra a lui isgridava; per le cui operazioni qui si concede.
Vidi Tiresia che mutò sembiante
Quando di maschio femmina divenne
Cambiandosi le membra tutte quante
❡ Tiresia fu greco e aguro, cioè arte magico di Tebe, il quale, secondo le favole poetiche, alcuna volta veggendo due serpenti congiunti a generare con una verga ispartendo gli percosse, di che egli incontanente di maschio femina divenne. ¶ Onde lamentandosi poi alcun tempo agli Dii di cotale avenimento, da loro per rimedio in cotal modo fu ammaestrato, che una altra volta con la verga ispartire gli dovesse. Il quale così nel primo modo facendo nel suo primo virile stato divenne; per la quale trasformazione da Giove e da Giunone sua moglie ancor favoleggiando, alcuna volta così fu richiesto, ed essendo l’un coll’altro del diletto carnale in tencione, dicendo Giove che la femmina più che l’uomo di ciò diletto prendea, e Giunone il contrario, e non trovando ragionevolmente chi determinarlo potesse, a lui, perchè maschio e femmina era istato l’uno e l’altro finalmente per tal sentenza si mise; per la quale essendo data contra a Giunone, ella, per vendetta, si come Idea, il detto Tiresia del lume degli occhi incontanente dispose, il quale non possendone da Giove essere atato, perchè, com’egli era, Idea, per grazia e per guiderdone di lui, arte magico incontanente divenne. La cui allegoria per troppo digresso qui immaginando si pensi.
Aronta è que’ ch’al ventre gli s’atterga
Che ne’ monti di Luni dove ronca
Lo carrarese che di sotto alberga
❡ Ancora per simigliante della presente qualità d’alcuno arte magico di Roma, cioè aguro, qui si ragiona, il quale per esser più destro alla scoperta vista della marina e delle stelle, come a cotale arte bisogna, per sua dimora l’alpestra Montagna marmorea di Luni elesse.