❡ Qui dell’altro, cioè di Capocchio, così si ragiona, il quale per eccellente operazione d’alchimia finalmente in Siena fu arso, per cui qui così della vita di Sanesi così si risponde, e spezialmente di quella d’alcun suo cavaliere, nominato Messer Niccolò Bonsignori, per lo garofano che in mano a un donzello dal cominciamento del desinare o della cena alla fine, mangiandosi poi, innanzi sè tenere lo facea, lo quale costume di Francia con seco in Siena produsse.

NOTE:

[40] L. undici questo.

Comincia il XXX Capitolo

Nel tempo che Giunone era crucciata
Per Seme[lè] contro al sangue tebano
Come mostrò ed una ed altra fiata

ACCIÒ che più pienamente la rabbiosa voglia di cotal qualità si dimostri, qui nel cominciamento di questo capitolo, d’alquante antiche e sceleratissime opere ancor non tanto, quanto le presenti feroci si contano, tra le quali in prima, quella d’alcun re di Tebe, nominato Atamante, dir si concede, la quale, secondo il poetico favoleggiare, così si contiene: che, essendo Giunone Idea e moglie di Giove per lungo tempo contra Tebani adirata, per alcuna donna di Tebe che Jove, per sua amica tenea, nominata Semel, della quale Bacco re de Tebani e del quale era nato[41] molte pistilenze lor producea; tra le quali il detto re Atamanto sì fuor di memoria produsse, che veggendo la moglie sua, nominata Ino, alcuna volta con due suoi figliuoli nelle braccia, rabbiosamente gridando, prese l’uno, nominato Learco e a un muro il percosse, per lo quale dolore ella coll’altro, nominato M[el]certa,[42] ad annegarsi nella marina correndo si mise. E così questa prima comperazione si contiene.

E quando la fortuna colse in basso
L’altezza de Troian che tutt’ardiva,
Si che ’nsieme col regno i’ re fu casso

❡ Seguentemente ricordandosi colla sopradetta crudeltà qui di quelle che Ecuba, moglie del re Priamo di Troia, contra sè vide, si contano, le quali così brievemente seguirono, che, essendo da’ Greci la terra di Troia già tolta, come nelle sue istorie si conta, a’ re Priamo, suo marito, con alquanti suoi figliuoli crudelmente la morte da’ Greci dar vide, e simigliantemente alla sua bella figliuola Polissena, del cui sangue pe’ Greci sagrificio, per la morte d’Achille che per lei era morto si fece; ond’ella quindi isconsolata partendosi, nelle parti di Tracia, cioè di Turchia, finalmente pervenne, credendosi con Polidoro suo figliuolo dimorare, il quale di gran tempo innanzi con la volontà del re Priamo a guardia di molto avere nel detto paese era stato. Nel quale trovando lui morto, dal Re del detto paese, Polinestor nominato, per cagion d’aversi il detto tesoro, essendo Priamo morto, tanto dolor le giunse che, come cane latrando, abbaiava; la quale così forsennata, cioè fuor di senno, per le contrade andando, finalmente fu morta. Per le quali crudeltà il dire del presente testo per esempio si piglia.

E l’Aretin, che rimase tremando
Mi disse: quel folletto è Gianni Schicchi
E va rabbioso altrui così conciando