[VOTO]
A mia figlia.
Sien le parole di tua rosea bocca
come i fiori del mandorlo e del pesco
quando il vento d'April vivido e fresco
mette l'ali a ogni petalo che tocca.
Sieno i tuoi occhi come le fiammelle
votive delle lampade notturne
che innanzi a le cappelle taciturne
specchiano il tremolìo dell'alte stelle.
Piòvano dalla tua mano leggera
doni di gioja in luminoso nembo,
come giacinti e primule dal grembo
lucente di Madonna Primavera.
Serba l'anima tua d'allodoletta
innamorata dei lontani cieli,
che più sale e più par che all'alto aneli,
rapida nel suo voi quale saetta.
Tra pure forme di bellezza umana
vivi, aulendo, la tua vita di fiore;
e trova un giorno chi ti prenda il cuore,
e segui accanto a lui la strada piana;
e s'io nella crescente ombra m'arretro,
non penare per me, bimba.—Ho coraggio.—
Col tuo sorriso che somiglia a un raggio,
volgiti solo, qualchevolta, indietro.
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[PASSIONE]
A mia figlia.
Soffro nella tua carne che fu mia,
adolescente pallida, che nove
mesi in grembo mi fosti, e più di nove
anni già conti, in fresca leggiadria.
Quand'io ti davo il latte del mio seno
eri parte di me, chiusa in me stessa:
come un suggello io ti tenevo, impressa
nelle viscere.—Ed era il tuo sereno
volto lo specchio della mia bellezza:
morte me sola non avrebbe côlta,
chè nel gorgo con me t'avrei travolta.
.... Ora ti stacchi, o fior di giovinezza!...
Ti stacchi; e v'è nel tuo destin la via
che tu farai senza di me, la gioja
che tu godrai senza di me, s'io muoja
o viva.—Occhi di luce e di malia,
occhioni ardenti ov'io misi una fiamma
del rogo mio, voi vi socchiuderete
un giorno, per celar l'ombre inquiete
d'un sogno agli occhi della vostra mamma!...
Agile corpo che l'adolescenza
plasma e disegna in puro stil di grazia,
dal nemico che logora e che strazia
salvarti non potrà la mia temenza!...
Io non potrò difenderti da nulla
che sia scritto nel libro della sorte.
Oh, meglio quando le mie labbra smorte
modulavan canzoni alla tua culla!...
Non m'importa di me. Tanto ho sofferto
che mi son fatta un cuor di selce.—Tanto
in lunghe insonnie disperate ho pianto
che or somiglio alla sabbia del deserto.
Tu no, tu, in pura veste anima pura!...
Oh, dove sei, felicità, ch'io possa
coglierti come una rosetta rossa
da offrire a questa dolce creatura?...
In qual giardino ti nascondi, frutto
celeste, ch'io ti spicchi, ch'io ti sprema
sulle sue labbra—e per magia suprema
ella in sè accolga la beltà di tutto?...
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