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[IL RECESSO]

So la bellezza d'un recesso verde

dove roseti carichi di thee

bisbigliano coi pioppi de le allee,

e in un col passo l'anima si perde.

Ogni cosa del mondo è sì lontana

di là, ch'io forse del mio lungo male

mi guarirei, con l'erba per guanciale,

vestendomi di salvia e maggiorana.

Forse....—ah, m'inganno.—Che un fischiar di serpi

m'accoglierà, sol che il cancello io schiuda:

per sùbita malia selvaggia e cruda

vedrò le rose tramutarsi in sterpi.

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[SANGUE]

Sangue ch'io vedo—se i grand'occhi neri

socchiudo in languidezza di desìo—

scorrer per vene e muscoli nel mio

corpo, dal capo eretto ai piè leggeri:

sangue ch'io sento insorgere al cervello,

fumida vampa, ed affluirmi al cuore:

so la tua forza, gusto il tuo sapore,

da te ogni giorno ho un fremito novello.

E sia tu d'altri, e grondi in mischia, o sgorghi

nerastro da ferita volontaria,

o, decomposto, il sol, la terra, l'aria

ti rïassorban ne' lor vasti gorghi:

o ti rapprenda in grumi all'orifizio

delle piaghe nascoste, che il silenzio

benda di spine, abbevera d'assenzio,

inacerba qual corda di supplizio:

o splenda e arda, animator fecondo,

nelle vene di chi per vincer nacque:

o, col flusso instancabile dell'acque

oceaniche, gonfî il cuor del mondo:

tutto per me ti addensi, meraviglia

di vita, di beltà, di passïone,

in questa che fiorì sul mio balcone

in un'alba d'amor, rosa vermiglia.

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[NOTTE SANTA]

Madre, una notte di Natale io penso

con neve in terra e fulgor d'astri in cielo,

e dentro il gemmeo fluttuante velo

un aroma nostalgico d'incenso.

Tu sfioreresti il suol col passo alato

de' tuoi tempi più belli—allor che il gajo

cuore batteva al ritmo del telajo,

e povertà ridea senza peccato.

L'anima in petto io sentirei tremare

quale a fior della neve il bucaneve;

scendere a me vedrei, con volo lieve,

bianche angelelle, nel candor lunare.

Soavissima notte!...—Uno stupore

d'infanzia, un'innocenza di bambino

addormentato.—Io non avrei vicino

al cuor che il soffio del tuo grande cuore.

Narrerebbero intanto le campane

che nacque ancor fra i poveri Gesù.

E noi s'andrebbe, io senza meta, tu

senza ricordi, per le valli piane,

salmodïando in pace—ed al fiorire

dei cieli, all'alba, in violette e in gigli,

ritorneremmo tacite ai giacigli

rupestri, per sognare e per morire.

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