La donna volge i freddi occhi velati

su l'inquieta folla che la guarda.

La sua bocca ha una smorfia un po' beffarda.

Sotto l'altera maschera bugiarda

vibra un fascio di nervi esasperati.

Ella non dice: No.—Confessa tutto,

tutto, l'ora, la via, l'uccisïone

fulminea, il perchè di passïone,

il perchè d'odio.—Solita canzone....

Non abbassa la donna il ciglio asciutto.

Non ispera, nè invoca essere assolta.

Porta in sè la sua pena, il suo rimorso,

livida impronta di ferino morso

su membra vive, sin che duri il corso

della vita.—Nel cuore è già sepolta.—

Che vuol dunque da lei quella togata

gente che l'attanaglia con indagine

acuta, e scruta le gelose pagine

delle sue notti d'ombra, e la compagine

squarcia della sua carne disperata?...

Che vuol dunque da lei quell'altra gente

trepida, verso il suo pallor protesa

coi più torbidi sensi, e nell'attesa

di più torbidi e rei palpiti, presa

dall'odore del sangue, inconsciamente?...

L'antica anima tragica che dorme

in ogni petto, su ogni fronte appare.

Chi or non vide, nel sogno, dentro un mare

di sangue il suo nemico boccheggiare,

e non tremò nel desiderio enorme?...

Tra la folla e la donna ondeggia il vampo

della ferocia originaria: sale

per vena e vena la follia del male:

d'un'angoscia inconfessa ognun trasale,

sotto le ciglia ogni pupilla ha un lampo.

[pg!205]

[IL VECCHIO]

... Toc-toc...—Chi batte alla mia porta?...-È un vecchio

stanco.—«Entra: lascia sulla soglia i sandali.

Aggiungerò per te sul focolare

un ceppo, e un fascio di formelle amare.

Oh, quanta neve hai sul mantello!... Asciùgati

alla fiamma. Ecco il pane, ospite, e l'acqua.

Un letto antico a baldacchino rosso

per questa notte t'offrirò.»—«Non posso.

Non m'è dato dormir che sulla pietra,

non m'è dato posar che per un attimo.

Ripartirò, signora, a pena io senta

che fra i monti cessata è la tormenta.»

—«Vattene all'alba, quando il gallo squarcia

l'aria col canto. Nella tua bisaccia

io metterò tre pani e tre preghiere,

che t'accompagnin sulle vie straniere.

—«Non odi?... I monti abbandonò la ràffica,

torna il silenzio al bosco, il sogno all'ombra.

Ora io debbo partir, dolce madonna,

sì fina e bianca nella bianca gonna.

Non mi tentano i muri ove t'incarceri,

nè la coltre che m'offri, ampia e purpurea;

porto nel mio mantello un regal bene

che in suoi forzieri il tuo signor non tiene.

Vuoi tu goder di questo bene?... Lascia

orzo e frumento nella madia, e l'olio

nell'orcio, e il vino nelle coppe chiare,

e i frutti all'orto, e il ceppo sull'alare.

Rigetta il tuo nome e i tuoi ricordi, e seguimi:

ti condurrò per strade di delizia:

t'insegnerò le magiche favelle

dei fiori, ed il cammino delle stelle.

Ed io Re Lear e tu sarai Cordelia

bionda, perduti in selve millenarie;

e degli alberi l'anima e dell'acque

nascerà in noi, come da Jèhova nacque.

Non temi, prima di tua morte, infrangere

il laccio d'oro che ti avvince agli uomini?...

Chi lo squillo seguì del mio richiamo

più non ritorna...»—«Io sono pronta. Andiamo.»

[pg!211]

[L'ORGOGLIO]

Soffri in silenzio. Non chiamar nessuno

a numerar le lacrime degli occhi

tuoi. Sia pur grave il colpo che ti tocchi,

chieder coraggio ad altri è inopportuno.

Conta nel tuo segreto ad uno ad uno,

se vuoi, curva e prostrata sui ginocchi,

i singhiozzi del cor—ma non trabocchi

la piena mai, per la pietà d'alcuno.

È un'orribile cosa esser compianti.

Conquista in te, con la tua forza sola

di volontà, l'oblio del tuo cordoglio.

T'insegnerò, per disseccare i pianti

fiacchi e cangiarli in riso entro la gola,

un peccato magnifico: l'Orgoglio.

[pg!215]

[LA VEGLIA]

Ancor la teda antica, per tre becchi

accesa, splende accanto al focolare.

Sul ceppo, a che le fiamme sien più chiare,

fasci hanno aggiunto di rametti secchi.

Traggon le donne il fuso alla conocchia,

altre sull'ago le pupille aguzzano:

fra risa e giochi e strilli, i bimbi ruzzano

delle giovani madri alle ginocchia.

Pendon pannocchie dal soffitto, e fronde

di vischio all'uscio, e il pane è nella madia.

Qui forse, o Pace, il tuo poter s'irradia

dalle radici semplici e profonde!...

Uomini dell'aratro e del rastrello,

vergini che sapete il cigolìo

del secchio al pozzo e il gelido sciacquìo

dei panni al fonte e il peso del mannello,

fatemi un po' di posto, ch'io mi sieda

fra voi, ch'io fili la conocchia d'oro,

mentre scoppietta il vostro allegro coro

d'intorno, e splende sul camin la teda.

Monti e mari ho varcato—e molte so

favole—e narrerò di Vïolante

e Biancabella, trasformate in piante

dalla fata perversa; e narrerò

la storia triste d'una donna triste

che andò andò fino a smarrir la strada....

.... Accoglietela, avanti ch'ella cada;

del campo ignoto fra le mozze ariste.

Datele un sacco ed un lenzuolo, ed ella

vi dormirà del sonno d'un bambino;

e canterà l'albata a mattutino,

salutando con voi l'ultima stella.