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[LA PORTA SOCCHIUSA]

Poi che socchiusa ritrovai la porta,

—affaticata per la lunga via—

entro.—Accogliete, o buona gente pia,

colei che in volto è bianca come morta.

Ecco il capoccia dall'imperatoria

testa, asciutto qual zolla che dissecchi

al sole. Ecco la madre dai cernecchi

grigi, in umile aspetto umile storia.

Ecco i robusti giovani e le nuore,

e grappoli di bimbi fior-di-pesco.

Fra i rudi attrezzi del mestiere, il desco

è pronto, con la fede e con l'amore.

Prima ch'io sieda accanto al patriarca

niveo-barbuto,—ed a' miei piedi il cane

guarderà calmo, con pupille umane—

benedirò la vostra mensa parca.

Uscirà tutta,—vinta dall'incanto,—

l'anima vostra dal viluppo oscuro,

tacita accompagnando il segno puro

nell'aria, e il filo tremulo del canto.

Tutta la stanza splenderà nei volti

estatici, nei vetri, nei metalli,

nei fasci d'armi avvezze, per le valli

fertili, a smover terra, a falciar côlti,

a mutilar boschi e filari, a incidere

solchi. A fiore dei rustici balconi

verran le azzurre costellazïoni

col raggio dei sereni occhi a sorridere.

E più dolce parrà la scabra vita

a chi m'ascolterà con mani giunte:

e la fatica amore, e le consunte

pietre dell'erta un'immortal fiorita.

E i bimbi chioma-d'oro, intenti al mio

saio vermiglio ed al mio scalzo piede,

adoreranno con ingenua fede

in me la vagabonda ombra di Dio.

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[LA FALCE]

Vecchio capoccia, domattina all'alba

mi darai una falce per falciare.

Ancor dai cieli penderà, sul mare

dei campi, l'arco della luna falba.

Sarà l'ora in cui lutto a pena schiude

occhi e sensi novelli al novel giorno;

e tutto fresco e tutto puro intorno

si maraviglia di sue forme ignude.

Io falcerò coi figli del tuo letto

e coi nipoti del tuo forte nome,

fino a che il sol non sia sovra le chiome

raggera, e vino incendiario in petto.

A cento a cento cresceran le biche

dietro i miei passi: a me dinanzi il suolo,

frante le siepi, non sarà che un solo,

per la mia falce, mareggiar di spiche.

E poi ch'io venni in terra per mostrare

miracolo, e il miracolo avverrà.

La mozza arista si rinnoverà.

Noi falceremo per moltiplicare.

Landa, sterpaglia, cavo, anfratto e roccia

sfolgoreranno in un gran vello biondo.

Non per te, non per noi, ma per il mondo

strideran le lunate armi, capoccia!...

Nè donde venga il rutilante abbaglio

saprem, se dal meriggio ardente in gloria,

o dalle messi offerte alla vittoria

nostra, e piombanti a fascio al secco taglio.

E ogni figlio dell'uomo i suoi mannelli

—cantando in libertà lungo le strade

candide fra il corrusco delle biade—

in alto reggerà come flabelli.

E quando il sol s'avvolgerà di veli

insanguinati per la dïuturna

morte divina, noi con taciturna

bocca la pace implorerem dai cieli:

noi, militi e custodi del tesoro

di tutti, accesi nel tramonto gli occhi

e gli spiriti in Dio, curvi a ginocchi,

solleveremo a Lui le falci d'oro.

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[PLENILUNIO]

Vecchio capoccia, ormai dentro la casa

dorme la tua tribù, queta e serena.

La casa è bianca nella luna piena

dalla soglia di pietra alla cimasa.

Anche l'aia ha un immobile pallore

estatico, un candor di nevicata.

Lasciami presso il cane, accovacciata

col viso a terra. Ho stanco il corpo e il cuore.

Lasciami presso il cane, sulla soglia

di pietra. Non cacciò dal suo felice

campo Boòz la pia spigolatrice

che venne a lui così sperduta e spoglia.

Io sono Ruth dai morbidi capelli

color di notte, che d'un manto regio

superbamente coprono lo sfregio

brutale della tunica a brandelli.

Ma Ruth rimase. Io partirò coll'alba.

Io sempre vado e vado, e mai non resto.

Sol mi trattien, rete di perle, questo

plenilunio che magico s'inalba.

Voglio dormire in un lenzuol di luna

come una principessa di leggenda;

e della Lattea Via farmi una benda

maravigliosa alla gran chioma bruna.

.... Trame d'argento. Ragnatele d'astri.

Silenzio. E tutto bianco, tutto bianco....

.... Ma poi la luna piegherà su un fianco,

gonfia, inferma, grottesca, fra giallastri

vapori.—E mentre la sua faccia tragica

d'assassinata affonderà nel nulla,

io pur riprenderò, verso il mio nulla

che salvezza non ha, la fuga tragica.

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