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[PUR VI RIVEDO ANCOR....]
Pur vi rivedo ancor, povere stanze,
Linde stanzette de la madre mia:
Oh, nel mio sen, che folla di speranze,
Quando, ricca di sogni, io ne partìa!...
Pur vi rivedo ancor, povere stanze.
O bianco letto ove dormii bambina,
O vaghi fiori, o ninnoli gentili,
Soavemente, con virtù divina,
Voi mi parlate dei trascorsi aprili;
O bianco letto ove dormii bambina!...
La speranza nel cor si rinnovella,
Care memorie, in voi mirando—e al muto
Labbro la fede, più gagliarda e bella,
Chiama il sorriso ch'io credea perduto....
.... La speranza nel cor si rinnovella.
Madre, qui, nel silenzio, a te vicina,
Chinar la testa fra le tue carezze,
Sui tuoi ginocchi ritornar bambina,
Dirti del cor l'indomite tristezze....
Madre, qui, nel silenzio—a te vicina!...
Oh, non lasciarmi, non lasciarmi mai,
Solo conforto ai miei tristi vent'anni!...
Tutti, presso di te, mamma, tu il sai,
L'anima scorda i paventati affanni....
Oh, non lasciarmi, non lasciarmi mai!...
Move da l'aure un alito di pace;
Palpitante di stelle è il firmamento,
Ed ogni umana sofferenza tace
Come dormono i fiori e tace il vento:
.... Move da l'aure un alito di pace....
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[STRANA]
Treman le foglie con brivido lento:
Al bosco verde che bisbiglia e posa
Narra una storia il vento.
E comincia così: C'era una volta....
E, trepidando all'alitante spiro,
Il bosco verde ascolta.
*
Era un'errante e fervida gitana:
Avea la bocca rossa e fulvo il crine,
E si chiamava: Strana.
Un giorno amò.—Fu spasmo e fu dolcezza,
Fu sorriso e delirio, ombra e splendore
Di quell'amor l'ebbrezza.
Un altro giorno attese, ed ei non venne.
Attese a lungo, palpitante e muta.
Non venne più.... non venne.
Ed essa allor, chinando il volto assorto,
Disse: A che serve trascinar la vita,
Quando l'amore è morto?
.... Un alito passò tra fronda e fronda.
D'infinito riposo a lei parlava
L'acqua limpida e fonda;
D'oblìo parlava!... E su come lamento
Un susurro venìa: Tutto si spegne
Quando l'amore è spento.—
.... La moritura si drizzò fremendo,
Col teso pugno un'adorata, infida
Larva maledicendo;
Poi com'ebra slanciossi. E su l'effuse
Chiome, e sul niveo corpo disfiorato
La fredda onda si chiuse.
*
Narra il vento così. La notte densa
Cala, cinta di nubi, a la foresta,
Che abbrividendo pensa.
Ed ecco, a poco a poco il vento sale,
Punge, penètra, sibila, travolge,
Fiero scotendo l'ale.
Ed è voce di pianto alta e suprema,
Ed è lungo e gemente urlo d'angoscia,
E la foresta trema.
Son palpiti di fronde e son sussulti.
Parole d'ira sibilate a volo,
Aneliti, singulti....
Squallida e nuda, ad un ricordo avvinta,
Via per la selva turbinando gira
L'anima d'un'estinta;
E par che gema tra le foglie attorte;
No, non v'è pace!... Amor che avvampa in vita
Spasima nella morte.
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[PERCHÈ]
I.
L'uno ha vent'anni—è bello, innamorato,
Dolce signor d'armonïosi canti,
E sul suo labbro acceso ed inspirato
Fioriscono per me gl'inni vibranti.
Ei che descrive nel suo verso alato
Splendidamente de l'amor gl'incanti,
Egli, vinto, sommesso, affascinato,
Trema come un fanciullo a me davanti.
E mi susurra al piè queste follìe:
Darei la gloria pe' tuoi cari accenti,
Per te che sola al mondo adoro e bramo...
E de l'arte le mistiche armonie,
Sogni, voti, sorrisi, estri ferventi,
Tutto a' miei piè depone, e pur.... non l'amo!...
II.
L'altro drizza la fronte imperiosa
Come tronco di quercia a la procella.
Tace—ma tutta in lui leggo l'ascosa
Poesia de la schiva alma rubella.
Non mi parla d'amor—forse non osa.
Ma l'acuto suo sguardo, ignea facella,
Con secreta carezza e dolorosa
Mi ripete ch'ei m'ama e che son bella.
Quando langue sui vetri il dì che manca,
Ed ei m'affisa ne la smorta faccia,
E pensa, e soffre, e non sa dirmi: Io t'amo,
Io chino il volto con ebbrezza stanca;
Ed un desìo mi spinge a le sue braccia,
Come trepido augello al suo richiamo.
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