[SFIDA]

O grasso mondo di borghesi astuti

Di calcoli nudrito e di polpette,

Mondo di milionari ben pasciuti

E di bimbe civette;

O mondo di clorotiche donnine

Che vanno a messa per guardar l'amante,

O mondo d'adulterî e di rapine

E di speranze infrante;

E sei tu dunque, tu, mondo bugiardo,

Che vuoi celarmi il sol de gl'ideali,

E sei tu dunque, tu, pigmeo codardo.

Che vuoi tarparmi l'ali?...

Tu strisci, io volo; tu sbadigli, io canto:

Tu menti e pungi e mordi, io ti disprezzo:

Dell'estro arride a me l'aurato incanto,

Tu t'affondi nel lezzo.

O grasso mondo d'oche e di serpenti,

Mondo vigliacco, che tu sia dannato!

Fiso lo sguardo ne gli astri fulgenti,

Io movo incontro al fato;

Sitibonda di luce, inerme e sola,

Movo.—E più tu ristai, scettico e gretto,

Più d'amor la fatidica parola

Mi prorompe dal petto!...

Va, grasso mondo, va per l'aer perso

Di prostitute e di denari in traccia:

Io, con la frusta del bollente verso,

Ti sferzo in su la faccia.

[pg!125]

[SALVETE]

Penso agli atleti della vanga—ai forti

Che disfidando urlanti nembi e soli,

Strappano a l'arsa tormentata gleba

Misero un pane.

Penso agli atleti del piccone—ai macri

De la miniera poderosi atleti,

Ne l'ombra nera ed imprecata ansanti

Senza riposo.

.... Un sordo rombo ecco serpeggia—e crolla

Precipitando con fragor la vôlta,

E tutto è polve e cieco abisso e lunghi

Gemiti e morte....

Ma il sen squarciato del pietroso monte

Fende il vapor vittorioso, e passa;

E lo saluta al trionfato varco

Fulgido il sole.—

.... Penso agli atleti dell'idea, che, accesi

D'ansia febbril la generosa mente,

Martiri e duci, fra le turbe ignare

Tuonano a pugna:

Penso a chi veglia, s'affatica e muore

Disconosciuto.... e dal mio seno irrompe

Alto echeggiando su la terra un grido:

Forti, salvete!—

*

Salvete, o petti scamiciati e ferrei,

Ruvidi corpi e muscolose braccia

Infaticate nel clamor ruggente

De l'officine:

Salvete, o voi, cui del lavoro infiamma

Il santo orgoglio, e nel lavor morrete,

Voi, del pensier, del maglio e della scure

Strenui campioni.

A me dinanzi in visïon severa

Passan profili d'operaie smorte,

Passan le navi ruinanti a l'urto

De la procella;

E bimbi stanchi e incanutite fronti,

E mozzi corpi e sfigurati volti,

E tutta, tutta un'infinita, affranta,

Lurida plebe.

Sento da lungi un romorìo di voci.

Colpi di zappe, di martelli e d'aste:

Io, fra il tumulto che la terra avviva,

Libera canto;

Te canto, o sparsa, o dolorosa, o grande

Famiglia umana!... Va, combatti e spera,

Tenta, t'adopra e non posar giammai;

Breve è la vita.

Su le tenzoni del lavor; sul capo

Dei vincitori e l'agonie dei vinti,

Sguardo sereno ed immortal di Dio,

Sfolgora il Sole.

[pg!131]

[PIETÀ!...]

Io t'invoco, o Signore,

Che nel buio mi guardi.

Batte da lungi l'ore

La bronzea squilla. È tardi.

Spiega la notte l'ale....

Io prego, inginocchiata,

Convulsa, al capezzale

Di mia madre malata.

Pietà!...

Sul terreo viso immoto

Cala come un sudario.

Dio dell'ombra e del vuoto,

Che salisti il Calvario,

Che portasti la croce,

Che cingesti le spine,

Ascolta la mia voce,

Allontana la fine,

Pietà!

Pietà di lei che soffre,

Pietà di lei che muore.

Che vuoi da me?... M'avvinghia,

O implacabil Dolore;

Copri di strazi e d'onte

I miei tristi vent'anni,

Scavami sulla fronte

Le rughe degli affanni,

Fa che d'amor, di gioie,

Fa che di tutto priva

Io sia, tranne di lagrime....

Ma che mia madre viva.

Pietà!...

[pg!135]

[VA]