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[HAI LAVORATO?]

Dunque tu m'ami. Hai confessato; or, trepido,

Taci ed attendi, e ti scolora il viso

Un'onda di pallor.

Vuoi dal mio labbro un bacio ed un sorriso.

Vuoi di mia fresca giovinezza il fior!...

Ma dimmi: L'ansie, le battaglie e gl'impeti

Sai tu d'un ideal che mai non langue?

Sai tu che sia soffrir?...

Che ti val la tua forza ed il tuo sangue,

L'anima tua, la mente, il tuo respir?...

Hai lavorato?... Le virili insonnie

De la notte in severe opre vegliata,

Di', non conosci tu?...

A qual fede o vessillo hai consacrata

La tua florida e bella gioventù?...

Non mi rispondi.... oh, vattene. Fra gli ozî

Lieti di sonnolente ore perdute

Torna, vitello d'ôr.

Torna fra balli, carte e prostitute;

Io non vendo i miei baci ed il mio cor.

Oh, se tu fossi affaticato e lacero,

Ma coll'orgoglio del lavoro in faccia,

E una scintilla in sen;

Se stanche avessi l'operose braccia,

Ma t'ardesse nel grande occhio un balen;

Se tu fossi plebeo, ma sovra gli uomini

Cui preme e sfibra il vile ozio codardo

Ergessi il capo altier,

E nel tuo vasto cerebro gagliardo

Avvampasse la febbre del pensier,

Io t'amerei, sì!... T'amerei per l'opre

Tue vigorose e la tua vita onesta.

Pel sacro tuo lavor;

Sovra il tuo petto chinerei la testa.

Forte di stima e pallida d'amor!...

Ma tu chi sei?... Da me che speri, o debole

Schiavo languente fra dorato lezzo?

Sgombrami il passo, e va.

Non m'importa di te—va—ti disprezzo,

Fiacco liberto d'una fiacca età!...

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[A MARIE BASHKIRTSEFF]

Da l'ampia tela, ammaliante e fisso

Mi persegue il tuo sguardo; e a sè m'attira

Come bocca d'abisso.

Sotto la chioma d'ôr fina e fluente

Sei tutta bianca, e le rosate nari

Vibran nervosamente:

Dice il labbro serrato: «Io penso e voglio:»

Dice la fronte non curvata mai:

«Io nacqui al lauro e al soglio.»

.... Senti. È ver che sei morta, o bionda Slava,

Che tesori d'ingegno a noi portasti

Dai ghiacci di Poltawa;

Che nel silenzio de le tristi nevi

Come rosa sbocciasti, e inconsumata

Sete di gloria avevi?...

Del genio coll'ignoto a te la guerra;

A te la fantasia che tutto sfiora,

E irruendo si sferra;

A te la melodia che ha preci e schianti.

Che parla, erompe, impreca e si contorce

Su le corde pulsanti;

A te la tela ove gioia e dolore,

E carne e sole ed anima diventa

Lo sprazzo del colore.

Che trionfo di vita e di baldanza.

Quanta grandezza in te, quanto futuro,

Che soffio di speranza!...

Fiore di landa fra le nevi aperto,

Tu sognavi, sul verde agile stelo,

I cieli del deserto:

Gracil patrizia, tu gli abeti foschi

Sospiravi de l'Alpe, il mar di spuma,

La libertà dei boschi.

.... Or di te che rimane, o battagliera

Figlia de l'Arte?... Una ferrata cassa

Sotto la terra nera;

Su la cassa una croce esposta ai venti;

Dentro, fra i vermi, il tuo teschio che ride,

Ride, mostrando i denti.

*

.... Null'altro?...—Calma senza fine grava

Nella notte, dintorno.—Io su la tela

Ti miro, o bionda Slava.

Il cangiante tuo sguardo m'incatena:

Qualchecosa di te m'entra nel core,

E tutta m'avvelena.

Una elettrica forza si sprigiona

Dalla regal tua forma—e mi serpeggia

Per tutta la persona;

Ed io mi sento te.—Del martellante

Desìo d'ignoto che il tuo sen minava

Sento l'alito ansante.

Sento l'innata facoltà che crea;

Sento pulsar nel cérebro l'acuta

Vertigin dell'idea.

Vedo la morte rotear da lunge

Già guatando il mio capo; algida larva

S'appressa e mi raggiunge;

Come in te, tutto stralcia e tutto annienta.

Cala il corvo a gracchiar su la rovina:

Fuma la torcia spenta.

Nulla dunque di noi, nulla più resta?...

Io lancio a te l'angoscïoso grido

Dell'anima in tempesta.

Ma la terra non sa, Dio non risponde!...

Ne l'infinito il gemito s'inghiotte

Come sasso ne l'onde.

Mentre su i dubbi de l'ignare genti,

O trapassata, il teschio tuo sorride

Mostrando i tersi denti,

Del tuo spirto la vivida scintilla

Ne l'esser mio che morirà tra poco

Penètra, arde e sfavilla.

[pg!203]

[IN ALTO]

Sogno.—Dinanzi al mio vagante sguardo

Una turba fantastica traluce

Tutta ravvolta ne la rossa luce

Del tramonto di giugno austero e tardo.

Son macri volti e petti strazïati,

Teste coperte di polve e di spine,

Sfolgoranti d'amor luci divine,

Corpi da interne piaghe divorati.

Ed io domando: Ma chi siete voi,

Che accennando sfilate a me davanti,

E m'arridete, taciti e raggianti,

Nella gloria del sol?...—«Noi siam gli eroi,

Siam l'inspirata e tragica coorte

Che sui campi di guerra e sugli spaldi

Fra cozzo d'armi e risuonar di caldi

Inni, i petti robusti offerse a morte.

Gli sventurati eroi siam del pensiero,

Siam la falange macera e sfinita

Che invanamente consumò la vita

Ne la ricerca del fuggente vero.

Soldati fummo, martiri e giganti:

Nostre le pugne, i sacrifici e l'onte.

Nemico ferro ci squarciò la fronte,

E pur cadendo singhiozzammo: Avanti!

E plebi insane inferocîr su noi,

E vilipesi fummo e lapidati,

Crocifissi, derisi, torturati,

Senza tregua o quartier!... Noi siam gli eroi.»

.... Ed io sorgo ed esclamo: Oh, perchè mai

Tanti sospiri e tante vite infrante,

E tante ambasce e tanto lutto, e tante

Serie infinite d'infiniti guai?...

Perchè s'insegue con rovente ardore

Un ideal che balenando sfugge,

Perchè piangendo l'anima si strugge

Nel desìo, ne l'inganno e nell'amore?...

Perchè?...—Dinanzi al mio sognante sguardo

La fantastica turba ancor traluce,

Tutta ravvolta ne la rossa luce

Del tramonto di giugno austero e tardo:

Dai volti radïosi e senza velo

Spira una calma che non è terrena:

Schiudendo la pupilla ampia e serena

Segnan col dito, sorridendo, il Cielo.

[pg!209]