L'una e l'altra era, sì: di quel morto, e d'ogni vivente.
E quando ella rifece, immobile nella bara, lo stesso cammino per andare a conoscere quel che in vita mai non aveva voluto conoscere: il riposo,—tutta una popolazione in dolore seguiva il suo corpo inanimato.
Confusa tra la folla, io venivo subito dietro il carro: di esso non appariva ai miei occhi che la parte superiore carica di ghirlande, oppressa sotto il peso di enormi masse di fiori. Ed a me sembrava che il feretro non fosse già condotto al camposanto dal pesante e misurato passo dei cavalli; ma che la folla intera lo portasse in trionfo sulle anonime spalle, sul proprio dolore offerto come un ultimo rendimento di grazie. Nell'ora solenne, sotto il cielo piovorno che toccava i tetti, le vie lungo le quali la Santa di Milano passò fra corone di vessilli eran trasfigurate in un solo viso, d'un pallore e d'una intensità non mai veduti. Grappoli umani, con gli occhi spalancati, senza parola, senza gesto, senza respiro, sporgevan dalle finestre, dai balconi, dalle cancellate dei giardini, dai vani delle porte, dall'alto delle soffitte. Con ondeggìi, con risucchi, con improvviso spalancarsi e rinchiudersi di gorghi, il corteo, fiume d'anime, invadeva le strade, allagava i sobborghi, inghiottiva nel suo lento avanzare ogni espressione di vita cittadina che fosse estranea all'immensità di quel cordoglio, alla magnificenza di quel rito.
Rito celebrato in silenzio.
Ma vi sono ammirevoli sinfonie di silenzio, ricche di accordi psichici profondi come baratri, violenti come raffiche: che dall'insensibile durezza delle pietre e degli asfalti salgono per la via delle anime a commovere l'aria sino alle stelle nascoste dietro le nubi.
La Santa di Milano ebbe, nella città ch'ella tenne tutta nelle mani per virtù di amore, le esequie che si convengono agli eroi.
Ma possiamo noi veramente, dinanzi ad una creatrice qual fu Alessandrina Ravizza, pronunciar la parola «dolore»?...
È, questo, un sostantivo comune, atto ad esprimere, da quando è viva l'umanità, una sensazione o un sentimento comune. Dolore, morte, dissolvimento, non esistono per le forze creatrici. Quando un segnacolo umano scompare così, non parte che per lasciar dietro di sè un irradiamento di luce, un sommovimento di coscienze, un vibrare di fluidi, un anelito di spiriti verso la grandezza e lo splendore degli orizzonti che esso medesimo rivelò.
Non dolore, dunque. Indegno di lei, indegno di noi.
Serenità: la consapevole e stoica serenità che fu, forse, la più ammiranda virtù di Alessandrina Ravizza: per la quale rifulse di stupendo equilibrio, pur nel vario tumulto d'una esistenza di battaglia.