Ed ecco, io l'ho dinanzi, quale mi apparve la prima volta che la vidi, or son molti anni: quale mi apparve, immutata, l'ultima volta che la vidi or son pochi mesi, nella Casa di Lavoro.

Il suo aspetto era quello di un essere che porti in sè stesso—e lo sappia—l'Assoluto della regalità.

Alta su tutto, la fronte: vasta bianca massiccia nell'aureola dei lievi capelli d'argento, dura infrangibile come fosse fatta di materia silicea, luminosa lontana come fosse fatta di materia astrale.

Dalla troppo grave pesantezza del corpo alla lentezza del gesto ieratico alle linee belle ma affloscite del viso, ogni particolare della persona straordinaria si riassumeva nella maestà di quella fronte.

V'era contenuto un mondo.

Fra lo sguardo di Alessandrina Ravizza e chi le stava dinanzi, fluttuava sempre una misteriosa immagine scôrta da lei sola: un sogno, una verità, l'ombra d'un sogno, l'ombra d'una verità.

Pareva assente, con quegli occhi astratti: era invece vicinissima, con la voce e la parola. Voce pacata e penetrante, parola che subito si insinuava nel segreto dell'anima, talvolta sfiorando con estrema delicatezza una gelosa ferita, talvolta (ove fosse necessario) diritta come un coltello, tagliando nel marcio, dando libero corso al pus velenoso, trovando immediatamente il nervo sensibile da far scattare, la colpa o la debolezza nascosta da estirpare, così come si estirpa una cisti.

Nel magnetismo di quell'energia consolatrice, un innumerevole popolo di miserabili senza legge, di donne senza focolare, di adolescenti sperduti, di pregiudicati dal libretto rosso, di maestri senza cattedra, di poeti senza fortuna, di cantanti senza scrittura, di vagabondi e refrattarî d'ogni risma, trovò il conforto di un'ora, il riposo di un giorno, la strada della salvezza, la redenzione della vita.

Nessuna miseria le fu estranea, sia del corpo, sia dell'animo, sia prodotta da singola fragilità o colpa dell'individuo, sia dallo squilibrio dell'assetto sociale. Ad ognuna ella oppose, serena, il suo insonne cuore, il suo coraggio senza limiti, il suo battagliero ottimismo, la sua vertiginosa passione di pietà e di giustizia, alla quale ben si sarebbe potuto consacrare il motto della salamandra: «Più ardo più godo». Condensare in poche pagine la sua storia, non è possibile; poichè ella visse non già una sola vita, ma mille e più di mille.

Dire che ella nacque a Gatskina, in Russia, nel 1846, da madre slava e da padre italiano (un Mazzini, che si era rifugiato colà durante il periodo delle guerre napoleoniche, divenendo funzionario dell'impero), non ha importanza, non può che far sorridere. L'individualità di Alessandrina Ravizza non è tale da restringersi fra le colonne dei registri dello stato civile, e la sua ombra si riflette sull'umanità, al di fuori del tempo e dei confini.