Fu slava, e latina. Dell'intelligenza slava possedette l'intrepida logica e la furia mistica: del temperamento latino, la morbidezza del tatto, il senso dell'equilibrio, l'ala della poesia.

Da tali elementi, fusi nel crogiuolo del più assoluto ardore di dedizione che mai avvampasse in creatura femminile, risultò il capolavoro umano ch'ella potè incarnare.

Scesa a diciotto anni in Italia, vi restò. Se ad una simile Donna si può dare una patria, fu certo quella che il suo cuore scelse, e fu l'Italia.

Come si era svolta la sua adolescenza? In virtù di quale causa intima od influenza esteriore aveva potuto affermarsi in lei un così originale concetto della vita, un'individualità di così complessa e potente freschezza?...

Di sè ella non parlava mai. Non esisteva che per gli altri. Ma, quasi senza volerlo, nel bizzarro racconto cui volle apporre un ancor più bizzarro titolo: «La nota della lavandaia», diede la chiave del proprio mistero psicologico nella tolstoiana figura della piccola Vera.

Dipinse sè stessa nella delicata adolescente russa, che sulla scorza degli alberi andava religiosamente incidendo la parola «verità». Si chiama, propriamente, Alessandrina, la piccola Vera ribelle al giogo ipocrita di una delle tante istitutrici di qualità, esperte nell'arte di torturare la fanciullezza: l'acerba creatura senza requie, che vorrebbe ragionare, mentre le impongono: Devi credere: che morrebbe di esaurimento e di schifo del mondo, se, per miracolo, non trovasse la salute del corpo e dell'anima nella pace campestre della fattoria di Yegor Mathewievich.

Suoi compagni, laggiù, sono Wianka, il pastore figliuolo di tutti, scoperto in terra, un'alba di Natale, fra le gambe sanguinose d'una vagabonda morta nel darlo alla luce, e allevato nella fattoria con il latte d'una capra; e il carrettiere Fedor, biondo colosso innocente, luminoso negli occhi, nei denti e nell'anima. Wianka è un selvaggio, Fedor un mistico. Entrambi sono analfabeti. Ella insegna loro a leggere; essi insegnano a lei come non si possa esser felici e buoni che al contatto della Terra Madre.

Ella ama le cose agresti, l'odore dei fieni, le belle mucche pezzate dagli occhi dolci, i contadini semplici come le mucche, il linguaggio del vento fra gli alberi, del silenzio nei prati, delle lunghe cantilene cantate da Fedor. Cerca, avida, in tutto questo, la verità: la cercherà, fatta donna, fuor d'ogni legge sancita, d'ogni convenzione chiaramente o tacitamente accettata, d'ogni forma sociale che stabilisca una regola e implichi una condanna per colui che non vi si assoggetti.

E si porrà all'infuori e al disopra di tutto.

E sarà Alessandrina Ravizza.