[pg!229]

[CASETTE BIANCHE]

Casette bianche sfavillanti al sole

Con le finestre aperte e ai piedi il verde,

Come lento su voi l'occhio si perde,

Casette bianche sfavillanti al sole!...

Passando innanzi a voi (non lo sapete?)

Chiusa in dolce pensier, guardo e sorrido:

La vostra pace garrula di nido

Oh, narratela a me, casette liete.

Entro le stanze tiepide e raccolte,

Nel cristal de le coppe trasparenti,

Appassiscono gigli e thee morenti,

E lievi gruppi di cardenie sciolte?

V'è un bizzarro cestello da lavoro,

Ove, tra gli aghi e tra le matassine,

Un biglietto si celi intimo e fine,

Un nastro azzurro, un braccialetto d'oro?...

Vi son ninnoli e libri civettuoli,

Fantastici pastelli a le pareti,

Bambole e carrettini sui tappeti,

Cinguettii di fanciulli e d'usignoli?

V'è una placida nonna cogli occhiali,

Che, seduta in antica, ampia poltrona,

Con la sua voce di vecchietta buona

Narri d'un rosso demone dall'ali

Fiammanti i casi orrendi e battaglieri

A una turba di bimbi estasïata?...

V'è una snella mammina affaccendata,

V'è un babbo serio dai gran baffi neri?...

.... Dite, ditelo a me!... Stretta s'allaccia

L'edera appassionata ai vostri muri:

Traversa i cieli radïosi e puri

Un'allodola, ed io tendo le braccia;

Tendo le braccia al sole e a la gaiezza:

M'entra ne l'imo cor la nostalgia

D'un volto amato, d'una mano pia

Che mi sfiori con trepida carezza:

D'un profumo svanente di vïole,

D'un nido ove s'effonda alta quïete:

La nostalgia di voi, casette liete,

Casette bianche sfavillanti al sole.

[pg!235]

[INVANO]

Ne l'abituro ove morì stanotte

Il vecchio pellagroso,

Veglia sul freddo, altissimo riposo

La vanga sola, viva ne la notte:

Guatando il letto che somiglia un trono,

In suo linguaggio prega.

E prece è questa che singhiozza e nega:

Che di fede non è—non di perdono.

E dice: Vecchio, hai lavorato indarno:

Indarno il sangue hai dato:

E piangesti e non fosti consolato,

E dolcezze non ebbe il corpo scarno.

E dice: L'implacabil malattia

Che infesta la risaia,

Che nei tugurî senza sol si sdraia,

Mista d'odio, di fame e di pazzia,

L'implacabile e scialba malattia

Ti prese, ebete, nudo,

Affranto; e nel rigor d'un verno crudo

Ti condusse a la morte.—Così sia.—

Spiran con te, dovunque, a mille a mille,

I tuoi compagni.—Intanto

Commove l'aria, da lontano, un canto

Di guerra, e squarcian l'ombre auree faville:

È un grido a l'avvenir d'appassionate

Coscïenze in tumulto,

È un affannoso accorrere, un singulto

Fierissimo d'elette alme inspirate:

A colpi d'ascia ogni menzogna è spenta:

Splenderà il Sol domane

Sovra le gioie e le grandezze umane,

Sovra la terra da l'amor redenta!...

.... Ma tu, vecchio, non odi.—È la tua salma

Rigida come pietra:

Fra i cenci e l'abbandono, ignuda, tetra,

S'agghiaccia in atto di sdegnosa calma.

Niun può ridar lo spento soffio a questa

Materia tua!... la bella

Di giustizia e d'amore opra novella

Che le infamie del secolo calpesta,

Che i brandi spezza e infrange le catene,

Del sangue tuo succhiato

Goccia a goccia dal solco derubato

Non renderà una stilla a le tue vene;

Non una sola ai venerandi e forti

Compagni tuoi, traditi

Da la terra e sotterra seppelliti.

Ora e in eterno.—Chi risveglia i morti?...

[pg!241]

[PAX]

Io vidi in sogno, come vanni d'aquila

Belle, giganti e fiere,

Elevarsi del Sol fra i lampi torridi

Più di mille bandiere.

Mai non arrise ai verdi campi e a l'aure

Più luminosa aurora:

Cielo e mare avvolgean fiamme d'incendio

Nel delirio de l'ora:

Salia dai boschi e da le zolle un palpito

Di forza germinale,

E largo il vento, come il sogno a l'anima,

Dava a le fronde l'ale

E i lucenti vessilli in alto ascendere

Come trofei di gloria

Io vidi, e ognun parea cantare a l'aura

D'un popolo l'istoria.

Crivellati di palle erano, e laceri,

Con l'aste mutilate,

Come trafitti da pugnali innumeri

In mischie disperate;

Chiazze nere e vermiglie e fumo e polvere

Ne copriano i colori:

Polve di schioppo o di mitraglia, e giovane

Sangue di gladiatori;

E molti d'essi, a l'orïente roseo

Assurgendo giganti,

Nel maestoso volo avean terribili

Suoni di ceppi infranti.

Ad un tratto (era sogno) da un magnetico

Soffio d'amor sospinti,

Dimentichi de l'epiche battaglie,

Dimentichi dei vinti,

Tutti si strinser quei vessilli in crocco,

In universo abbraccio,

E fu di pianti, di memorie, d'anime,

Di spemi e forze un laccio;

E non rimase ne gli azzurri spazii,

Vivido al par di fiamma,

Sciolto a le brezze come velo d'angelo,

Che un unico orifiamma;

E a lui, balzando da gli antichi ruderi,

Da le pianure intrise

Di sangue, da l'orror dei morti secoli,

L'umanità sorrise.

[pg!247]