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[CASETTE BIANCHE]
Casette bianche sfavillanti al sole
Con le finestre aperte e ai piedi il verde,
Come lento su voi l'occhio si perde,
Casette bianche sfavillanti al sole!...
Passando innanzi a voi (non lo sapete?)
Chiusa in dolce pensier, guardo e sorrido:
La vostra pace garrula di nido
Oh, narratela a me, casette liete.
Entro le stanze tiepide e raccolte,
Nel cristal de le coppe trasparenti,
Appassiscono gigli e thee morenti,
E lievi gruppi di cardenie sciolte?
V'è un bizzarro cestello da lavoro,
Ove, tra gli aghi e tra le matassine,
Un biglietto si celi intimo e fine,
Un nastro azzurro, un braccialetto d'oro?...
Vi son ninnoli e libri civettuoli,
Fantastici pastelli a le pareti,
Bambole e carrettini sui tappeti,
Cinguettii di fanciulli e d'usignoli?
V'è una placida nonna cogli occhiali,
Che, seduta in antica, ampia poltrona,
Con la sua voce di vecchietta buona
Narri d'un rosso demone dall'ali
Fiammanti i casi orrendi e battaglieri
A una turba di bimbi estasïata?...
V'è una snella mammina affaccendata,
V'è un babbo serio dai gran baffi neri?...
.... Dite, ditelo a me!... Stretta s'allaccia
L'edera appassionata ai vostri muri:
Traversa i cieli radïosi e puri
Un'allodola, ed io tendo le braccia;
Tendo le braccia al sole e a la gaiezza:
M'entra ne l'imo cor la nostalgia
D'un volto amato, d'una mano pia
Che mi sfiori con trepida carezza:
D'un profumo svanente di vïole,
D'un nido ove s'effonda alta quïete:
La nostalgia di voi, casette liete,
Casette bianche sfavillanti al sole.
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[INVANO]
Ne l'abituro ove morì stanotte
Il vecchio pellagroso,
Veglia sul freddo, altissimo riposo
La vanga sola, viva ne la notte:
Guatando il letto che somiglia un trono,
In suo linguaggio prega.
E prece è questa che singhiozza e nega:
Che di fede non è—non di perdono.
E dice: Vecchio, hai lavorato indarno:
Indarno il sangue hai dato:
E piangesti e non fosti consolato,
E dolcezze non ebbe il corpo scarno.
E dice: L'implacabil malattia
Che infesta la risaia,
Che nei tugurî senza sol si sdraia,
Mista d'odio, di fame e di pazzia,
L'implacabile e scialba malattia
Ti prese, ebete, nudo,
Affranto; e nel rigor d'un verno crudo
Ti condusse a la morte.—Così sia.—
Spiran con te, dovunque, a mille a mille,
I tuoi compagni.—Intanto
Commove l'aria, da lontano, un canto
Di guerra, e squarcian l'ombre auree faville:
È un grido a l'avvenir d'appassionate
Coscïenze in tumulto,
È un affannoso accorrere, un singulto
Fierissimo d'elette alme inspirate:
A colpi d'ascia ogni menzogna è spenta:
Splenderà il Sol domane
Sovra le gioie e le grandezze umane,
Sovra la terra da l'amor redenta!...
.... Ma tu, vecchio, non odi.—È la tua salma
Rigida come pietra:
Fra i cenci e l'abbandono, ignuda, tetra,
S'agghiaccia in atto di sdegnosa calma.
Niun può ridar lo spento soffio a questa
Materia tua!... la bella
Di giustizia e d'amore opra novella
Che le infamie del secolo calpesta,
Che i brandi spezza e infrange le catene,
Del sangue tuo succhiato
Goccia a goccia dal solco derubato
Non renderà una stilla a le tue vene;
Non una sola ai venerandi e forti
Compagni tuoi, traditi
Da la terra e sotterra seppelliti.
Ora e in eterno.—Chi risveglia i morti?...
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[PAX]
Io vidi in sogno, come vanni d'aquila
Belle, giganti e fiere,
Elevarsi del Sol fra i lampi torridi
Più di mille bandiere.
Mai non arrise ai verdi campi e a l'aure
Più luminosa aurora:
Cielo e mare avvolgean fiamme d'incendio
Nel delirio de l'ora:
Salia dai boschi e da le zolle un palpito
Di forza germinale,
E largo il vento, come il sogno a l'anima,
Dava a le fronde l'ale
E i lucenti vessilli in alto ascendere
Come trofei di gloria
Io vidi, e ognun parea cantare a l'aura
D'un popolo l'istoria.
Crivellati di palle erano, e laceri,
Con l'aste mutilate,
Come trafitti da pugnali innumeri
In mischie disperate;
Chiazze nere e vermiglie e fumo e polvere
Ne copriano i colori:
Polve di schioppo o di mitraglia, e giovane
Sangue di gladiatori;
E molti d'essi, a l'orïente roseo
Assurgendo giganti,
Nel maestoso volo avean terribili
Suoni di ceppi infranti.
Ad un tratto (era sogno) da un magnetico
Soffio d'amor sospinti,
Dimentichi de l'epiche battaglie,
Dimentichi dei vinti,
Tutti si strinser quei vessilli in crocco,
In universo abbraccio,
E fu di pianti, di memorie, d'anime,
Di spemi e forze un laccio;
E non rimase ne gli azzurri spazii,
Vivido al par di fiamma,
Sciolto a le brezze come velo d'angelo,
Che un unico orifiamma;
E a lui, balzando da gli antichi ruderi,
Da le pianure intrise
Di sangue, da l'orror dei morti secoli,
L'umanità sorrise.
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