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[IL SOGNO]
E d'inseguirti io non mi stanco mai,
O sogno ammaliator de la mia vita:
Tutto già mi prendesti e tutto avrai,
La giovinezza ardita,
I tumulti del sangue e i desiderî,
L'ansie, le veglie, le preci, le lotte,
Il battagliar dei vividi pensieri
Che riddan ne la notte.
Tutto ciò che sorride e che non mente,
Tutto ciò che s'eleva e non dispera,
E de l'ingegno mio triste e fremente
La luce e la bufera.
E tu lasci ch'io levi a te la faccia,
Ma distogli i raggianti occhi fatali:
E tu lasci ch'io stenda a te le braccia,
Ma non raccogli l'ali:
E, attirandomi, fuggi.... e forse, quando,
Bellissima di gioia e di desìo,
T'afferrerò, da l'imo cor sclamando:
—Ho vinto e tu sei mio,—
Sazie le brame, tisica la fede,
Spenta l'illusïon, rotto l'incanto.
Cadrai, rovina inutile, al mio piede,
Come un balocco infranto.
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[OPERAIO]
A me dintorno la città sorgea,
Desta a la prima aurora.
La gran città che nutre e che lavora
Nel sole a le giganti opre movea.
Era un gridìo di chiare voci ignote,
Un fluttuar di suoni,
Un aprirsi di porte e di balconi,
Fischi di treni, turbinar di rôte:
Era l'accorrer gaio e vïolento
Di mille forze umane
Verso il lavor che dà salute e pane
E innumeri vessilli affida al vento.
Tutto avea luce, palpiti, sorrisi
Di festa mattinale,
Ogni cosa parca sciogliesse l'ale,
Speme e gioia ridean su tutti i visi,
Quand'io lo scôrsi.—Era possente.—Il volto
Pallido di pensiero
Nobilmente s'ergea con atto fiero
Sul bronzeo collo da ogni fren disciolto:
Collo di tauro, petto di selvaggio,
Guardo e parola ardita:
In quelle vene un rifluir di vita,
Vampe d'amore e vampe di coraggio!...
Sonante il passo, come un vincitore,
S'avanzò, nella luce.
E a me disse il mio cor: Non forse è un duce?...
Non forse, in mezzo a l'infernal clamore
D'un'officina, splendido nel saio,
Egli soggioga i mostri
Ch'ebber dal genio umano artigli e rostri,
Alma di fuoco e muscoli d'acciaio?...
Non forse in lui la fonte d'energia
Zampilla, prepotente,
Che riviver farà questa languente
Êra, gialla di vizio e d'anemia?...
Oh, dolce, dolce esser la sua diletta....
Attenderlo, la sera,
Presso il desco frugal, con la sincera
Ansia gentile di chi amando aspetta:
Dolce coglier da lui, siccome il giglio
Bianco da l'ape d'oro,
Il bacio di chi sa lotta e lavoro.
Esser tutto il suo bene, e dargli un figlio:
E in questo figlio bello ed innocente
Che la virtù paterna
Possegga, un voto, una speranza eterna
Riporre, e i gaudii de l'età cadente:
E sognare per lui continüata.
Ne i secoli venturi
La razza degli indòmiti, dei puri,
A luminosi dì predestinata
La schietta razza dei redenti schiavi
Che mieterà fra i canti
Messi di libertà nate da i pianti,
Dal sangue e dalle viscere de gli avi.
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[ETERNO IDILLIO]
Mentre del Sol di giugno i raggi effusi
Con infrenata voluttà d'amore
Baciano i fiori largamente schiusi;
Mentre da l'aure in fiamme e dal fulgore
Dei sommi cieli a le campagne piove
Di giovinezza un trionfal vigore,
Il contadin ne la sua terra smove
L'ardue zolle col nitido strumento,
E a pacata canzone il labbro move;
E va de la canzone il ritmo lento
Col pispiglio dei passeri e l'olezzo
Dei fieni, su l'errante ala del vento.
Di fianco a l'uscio de la casa, al rezzo,
La tranquilla compagna offre il bel seno
Al suo lattante, con materno vezzo:
Sgorga, fonte purissima, dal pieno
Petto, la vita: succhia avidamente
Il fanciullo: fiorisce al ciel sereno,
Nel meriggio, dinanzi a l'innocente
Letizia de le cose e a la vittrice
Opra dell'Uomo, il gruppo, santamente:
Ride Natura intorno, e benedice.
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