Ebbene, le vite dei Padri non attestavano forse che anche le tentazioni giovano? Giovano a provar la virtù? Non era lecito, doveroso forse, mettere di quando in quando a prova le virtù del convento? E per la fragilità umana non tornava possibile, possibilissimo, l'errore pur di un fraticello che fosse savio e pio? Gran prudenza, sì, richiedeva la buona fama dal monastero da mantener intatta. E il priore [pg!187] parlò ai fratelli con grande prudenza. E disse che agevole sarebbe la via del Cielo se non la impedissero le lusinghe del mondo; nè esservi vittoria senza combattere. Andassero dunque, essi, i fratelli, per un po' nel mondo; in abito secolare e con le monete dell'avvocato sfidassero, sconosciuti ma forti, il secolo. Se qualcuno cadesse nella lotta, i vittoriosi l'aiuterebbero a risollevarsi.
————
Bontà di Dio! Che precipizio! che salti mortali! Quando i fraticelli furono ritornati dalla città e li ebbe confessati tutti, il priore non seppe più quale scegliere per la funzione dell'esecrata ampolla. Tutti erano caduti, e come! Ah l'umana miseria! Ah la potenza del Demonio! Tutti precipitati, tutti! E ciascuno rispondeva alle rampogne: — I fratelli vittoriosi mi aiuteranno a risollevarmi.
Sbigottì il priore; ma sperò che il sacrifizio dell'uno affretterebbe la cura degli altri infermi e, nello stesso tempo, la liberazione affannosamente sperata. E con il panico dell'atteso evento, con la smania d'uscire dall'angustia così a lungo protratta, corse a prendere l'ampolla e fatti schierare i fratelli dinanzi a sè (il diavolo scegliesse lui), la lasciò andare....
[pg!188] Allora....: un fracasso di cento ampolle infrante a un tempo; una vampata; un grido atroce, tra il fumo; e puzzo di zolfo; e il lamento che si mutava in riso di follia.... Orribile! Al diradar del fumo, esterrefatti, videro, tutti i frati videro il lor priore che si contorceva in una convulsione, al suolo; gli occhi fuor dell'orbita; la bava alla bocca; invasato. Bontà di Dio! Invasato il priore!
Atterriti da questo castigo totale, rimorsi nel cuore e nell'anima, mentre alcuni soccorrevano il misero, gli altri si gettarono in ginocchio a implorar dal Cielo pietà. Piangevano. Non perciò cessava lo strazio orrendo! E i più anziani diedero il buon esempio; cominciarono a confessare ad alta voce le loro colpe, a far atti di contrizione, a rimbrottarsi a vicenda per meritarsi l'assoluzione che s'impartivano a vicenda. E assolti, avrebbero tentato la prova degli esorcismi.
Tentarono. Chi, imposte le mani sul capo dell'ossesso, invocava l'aiuto dei santi, angeli, arcangeli, patriarchi, profeti, apostoli, martiri, confessori: chi gli appendeva al collo un breve coi nomi dell'Onnipotente: Hel Heloym, Sother, Emmanuel, Sabaoth, Agia, Tetragrammaton, Otheos, Athanatos, Jehova, Saday, Adonay, Homusion — e a gran segni di croce minacciava il [pg!189] demone e gridava: — Esci, immondo! esci, aspide e basilisco! Scorpione e iniquo spirito, vien fuori! Fuori!
Ma no: lo spirito d'iniquità non usciva. L'ossesso or sghignazzava, or parlava una strana lingua, or fremeva sputando e digrignando i denti, or bestemmiava come un saraceno.
E chi gli copriva il capo con la stola e cantava il salmo: Vicit leo de tribu Juda; e chi l'ungeva con la cera del cero pasquale e recitava antifone e oremus.
Invano, tutto invano!