No. Tutti furono di opinione che l'eredità si accettasse; ne avevan gran bisogno; e quanto alla boccia, si rimettevano all'antico senno del priore e alla pietà divina.
Così i sacchetti delle monete — appena morto l'avvocato — furono trasferiti al luogo di quegli onesti servi di Dio; e l'ampolla, nella celletta del priore. Il quale sorridendo un poco della paura che solo a vederla avevano avuta i fratelli più ingenui, pensò: «Non si riuscì mai a rimandare questo reo spirito all'inferno perchè non fu mai possibile trattenerlo sin alla [pg!184] fine degli scongiuri. Ma ora è qui dentro, e ben ci sta; e a suo dispetto dovrà udire sin in fondo quel che io ho imparato da Sant'Ilario taumaturgo. Quando poi piacerà a me, lo lascerò andare a casa di Lucifero, togliendo il tappo, ossia gettando l'ampolla in terra». E quasi per prova si diede a recitar l'esorcismo che credeva ineluttabile.
Ma come disse: — esci, maledetto, da questo corpo! lascia in pace.... — fu costretto a interrompersi: la boccia, su la panca, parve accendersi di gaudio; e ne scaturì una risata così gioconda, così arguta che al buon priore cascarono le braccia. Rimase atterrito. Non aveva pensato, poveretto, che l'esorcismo di Sant'Ilario era rivolto alle invasioni diaboliche in corpo di cristiano — «lascia in pace quest'anima cristiana» —, non in un'ampolla d'acqua chiara. E il poveretto dubitò, capì che non c'era da fidarsi nel rimedio creduto infallibile.
Tenersi dunque l'ampolla in cella?
Misericordia! Che pericolo! che orrore! Non ebbe più una notte di bene. Vampe davanti agli occhi; strani cachinni agli orecchi; e quel ch'era peggio, tentazioni che una non aspettava l'altra.
Urgeva liberarsi del gravoso lascito. Ma in qual modo? Rompere l'ampolla dentro il convento? E se lo spirito ritornava al costume [pg!185] d'una volta e s'annidava or qua or là, ora a infestar questa, or quella cella, senza che un compiuto, efficace scongiuro bastasse a scacciarlo? Rompere l'ampolla all'aperto? Le sacre storie riferivano terribili esempi delle vendette che gli spiriti neri prendevano se fugati in ispazi indifesi: súbite accensioni dell'aria, per cui uomini santi rimasero paralizzati o fulminati; repentini turbini, che rapirono creature innocenti, e non si trovarono mai più; frenesie delle quali, per orrore istantaneo, degni sacerdoti infermarono la vita intera.
Dibattuto in tali dubbi, il priore sospirava, piangeva e lottava notte e giorno contro le tentazioni. Pregava, invocava il divino aiuto.
Finalmente a suo conforto rilesse nelle sacre scritture che anche con i diavoli grandi giova talvolta giuocar d'astuzia. Ora, se per rimandare all'inferno il diavoletto, piccolo sì, ma protervo e spaventevole, bisognava fargli intendere tutto intero uno scongiuro; se lo scongiuro più efficace era quello di Sant'Ilario; se lo scongiuro di Sant'Ilario aveva efficacia certa nelle invasioni personali, l'astuzia, la vittoria stava nel trovar persona in cui allo sfuggir dalla boccia lo spirito entrasse e si compiacesse d'entrarci e di restarci. Se non che, per evitare ogni scandalo intorno all'eredità dell'avvocato, [pg!186] non era da rintracciare fuori del convento la coscienza ottenebrata e laida che allo spirito soddisfacesse pienamente.
In un frate, dunque? Imprigionarlo in un frate peccatore? Oh certo!: il diavoletto sarebbe lieto di balzargli addosso, di sguazzarci dentro! E senza dubbio si ostinerebbe a rimanere nella insolita ambita stanza (un frate!) anche durante l'esorcismo; e allora....; battaglia vinta! All'inferno, una buona volta! Non più triboli per l'eredità!
Era un pensiero cattivo? Un consiglio del gran Demonio? Perchè, badate, ci voleva che uno di quei fraticelli così savi e pii cadesse in colpa, e che il priore per conoscerlo all'uopo lo confessasse, e confessandolo non lo assolvesse prima d'aver compiuto l'esorcismo e aperta o rotta l'ampolla.... Ci voleva una tentazione irresistibile per qualcuno dei suoi cari monaci!