Poverina! Aveva ragione di lamentarsi. Soffriva.

— Nell'orecchia? Cosa ci hai nell'orecchia?

— Una formica. — Piagnucolando portava la mano alla guancia, quasi per attenuare il fastidio. La formica, che le era entrata nell'orecchio, era tanto grande!, e pregava il nonno di liberarla dalla pena, che era tanto grande!

— Cávala, nonno!

Il nonno la confortò, già impietosito, ma [pg!49] senza timore. Si fece dare un fuscello a cui si appigliasse l'intrusa, ed estrarla. Nel dubbio però che fosse peggio, le disse:

— Non ci badare! Non è niente!

Anche a lui, mentre dormiva su l'erba, un giorno, era successo lo stesso; ma le formiche hanno giudizio, e, a non stuzzicarle, tornan fuori, riprendono l'andare.

La bambina lo guardava per credergli. Tacque un poco; indi, quasi il fastidio s'accrescesse d'un tratto ad acuto tormento, si gettò in terra, agitata e piangente. Non valevano più le parole a quietarla.

Il vecchio pativa con lei; nè trovava più parole da dire.

Quando, a un tratto, aprirsi nella sua mente il ricordo di un male tremendo, di una orrenda sciagura! Mosse rapidi gli occhi dal lato del noce, lì vicino. E scorse. In fila le nere forfecchie andavano su e giù per il tronco.