Pioveva quasi di continuo; la primavera indugiava in un tedio di freddo aprile. Dalla loggia, ove passava gran parte del giorno adagiato nella poltrona, solo di tratto in tratto scorgeva le nuvole staccarsi, imbiancare ai margini, inargentarsi nei contorni di bambagia: tosto i pochi raggi cedevano al nuvolo, che ridiveniva coerente; e giù acqua! Ed era una intemperie priva di tuoni e di folgori.
Una tristezza eterna.
Letto il giornale, che pur lo lasciava deluso, Baredi apriva invano qualche libro; gli rincresceva fin questo svago da prigioniero o da [pg!81] infermo sfiduciato; e preferiva rileggere nella sua memoria e nel suo cuore.
Del padre, mortogli quando era bambino, si ricordava appena; ma della madre, perduta l'anno innanzi che andasse in Libia, riaveva, lì nella vecchia casa, così evidente l'immagine che a volte gli pareva udirne i passi e la voce, e gli pareva vederla sorridere in atto non più di perdonare ma d'essere perdonata. La stigma che egli recava in faccia lo redimeva ora dell'averla fatta soffrire un tempo: dell'aver preso la carriera militare che sua madre non avrebbe voluta e dell'essersi abbandonato a dissipazioni e a passioni che per lei, austera, rasentavano l'onta.
La stessa rimembranza materna lo traeva perciò a rivivere nei ricordi più recenti e più generosi.
Oh la sua bella batteria, di cui amava ogni pezzo come fosse animato dell'anima sua! E le ansie attive, gli incurati pericoli, le robuste fatiche, i riposi pieni e i sonni senza sogni! E gli ufficiali superiori e inferiori concordi in una fraternità di intendimenti e di speranze; e gli artiglieri forti e pronti, bravi e sicuri; avidi di operare con lui, di essere comandati da lui!
Pur il momento terribile acquistava un'attraenza di luce tragica a rievocarlo nell'azione [pg!82] complessiva. Ecco: due compagni caduti. L'uno si contrae muto, livido nell'agonia breve; l'altro, un soldato eroico, con uno sguardo ancor vivo e già estraneo, geme come un ragazzo: «Mamma mia!». E di sè Baredi risentiva la soavità dell'istante in cui, venendo meno, aveva creduto essere sottratto dalla morte allo strazio delle sue povere carni dilacerate.
Ma dall'alta lontananza di questi ricordi chi, che cosa, lo riabbatteva a un tratto nella realtà penosa? Perchè si sovveniva amaramente di questa o quella donna più non amata e ne scorgeva, in una simulazione di pietà, un segreto sarcasmo, o, peggio, la ripugnanza? Perchè gliene ricorrevano alle labbra le parole: «Come sei bello!»; e le ripeteva forte queste parole, e guardandosi talvolta nello specchio sorrideva? Per convincersi che non doveva, non poteva più sorridere! Nel volto deturpato il più lieve sorriso gli sembrava tracciasse un'atroce smorfia.
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Finalmente una notte sentì un usignolo, che nel boschetto di altee e di lauri s'inebriava del suo canto; e il giorno dopo il sole fu padrone di tutto il cielo.