E quasi il bruciore, che non scemava, gli affrettasse il raziocinio, seguitò: — Una burla senza intenzione di ferire in me avarizia o gretteria; tutti mi conoscono. È una burla ingenua, che attesta però una intelligenza non comune. Bravi!
A questo punto nella bottega del falegname di contro il ridere si mutò in pianto schietto, e sotto la grandine degli scapaccioni paterni un garzoncello gridava: — Non sono stato io! È stato lui, là, che l'ha riscaldato! Celso!
— Birichini! canaglie! — urlava il genitore per farsi ben udire dal signor conte.
«Lui, là?» «Celso?»
[pg!109] Il filosofo pigliò su, risolutamente, il chiodo ancor caldo; lo mise in tasca ed entrò nella fucina di Dondèla.
— Celso — disse con l'usata dolcezza —, mi daresti un po' d'acqua?
Subito, di dietro all'incudine dove se la godeva ridendo piano piano e solo, il ragazzo balzò a prender la secchia, la portò, la depose ai piedi del signore. Il quale v'immerse la destra e sogguardò mentre, refrigerato, seguitava tra sè:
— Ha dell'ingegno; molto ingegno! Si vede dagli occhi; si capisce dalla prontezza degli atti. Dunque non è contento del suo stato. — E disse:
— A te non ti piace di fare il fabbro.
Il monello, che si aspettava tutt'altro discorso e tutt'altro tono, sorrise e rispose franco: