Celso stava disegnando a meraviglia una scacchiera su cui il dimani, nelle ore libere, giocherebbe con gli amici di via del Fossato.
— Per bacco! — riflettè il conte. — Conosce quello che i pittori moderni ignorano: il disegno! — Inclinazione, dunque, alla pittura o all'architettura; e propose al ragazzo di andare a scuola da un maestro che in città aveva voce di artista insigne. Celso prese volentieri l'occasione propizia per star fuori di biblioteca e scappare più spesso nel Fossato.
— Allorchè sarà in grado d'entrare all'Accademia, mi avverta — aveva raccomandato il conte al maestro. Nè volle mai vedere gli scartafacci e gli abbozzi che consumavano troppe matite, gomme e mollica di pane, aspettando la sorpresa che gli togliesse ogni dubbio per sempre.
[pg!118] L'ebbe! Al sopravvenire di lui, l'allievo pittore, un giorno, ritirò in fretta dalla tavola, e tentò nascondere, il foglio su cui stava sgorbiando.
— Un artista modesto? — esclamò il filosofo —: un artista eccezionale! — Chiese il foglio, guardò.... Ahimè! Che naso! E quel naso, e due occhi strabuzzati, e una barba prolissa significavano un'intenzione di caricatura nell'effigie proprio di lui, del conte.
Ma pur alle caricature non bastano le intenzioni; e il conte giudicò l'opera dal lato serio. — Ti ringrazio — disse — perchè dimostri di avermi sempre in mente; ma la pittura non è per te.
— Neanche la scultura — fe' mestamente Celso —; neanche l'architettura.
— Neanche la musica — aggiunse il conte scuotendo il capo.
Quando infatti il ragazzo fischiettava le canzonette alla moda, stonava come stonerebbe un cane, se i cani, oltre che abbaiare e cantare, fischiettassero. E poichè non si balla senza orecchio, le arti restavano escluse tutte quante!
— Torniamo alle scienze — il filosofo ripetè a sè stesso, fiducioso. — Il campo è vasto; il caso rivelatore aiuterà!