Quasi a ricevere un urto nel petto, quasi per difendersi istintivamente da un assalto impensato, respinse il cassetto dello scrittoio, si levò in piedi con tutto il sangue al capo, al volto, in un'apprensione ontosa, con un'impressione indefinibile di colpa e di repugnanza, con un impeto d'ira e di rabbia contro sè stesso, che già si lasciava afferrare da un dubbio insano; e non gli bastavan le forze a divincolarsi, a sfuggirne la mostruosa, diabolica presa.
Una lettera..., in una busta fina..., tra quelle carte, tra quei documenti..., interpostavi come per caso o dimenticanza.
Ricadde a sedere; riaperse; la tolse; ne guardò attento la soprascritta, vinto. E: sì; la lettera, il carattere (.... anche il profumo) era di Rina. Di Rina? Ebbene, fosse pur stata! Che cosa di male se sua moglie aveva avuto bisogno di scrivere, una volta, a Demetrio?
Ecco: egli era tranquillo, padrone di sè. Ragionava. Poteva ragionare freddamente. — Nessun male? Bisogno di scrivere a Demetrio? Perchè? No no! Quella lettera non era di Rina, ecco tutto! Pazzo! pazzo a lasciarsi allucinare da una somiglianza di scrittura. Dunque, via!; rimettere la lettera dove era prima, [pg!139] pentito dell'azione indegna che stava per commettere; violare, forse, un segreto dell'amico.
.... Vigliacco! Scampare, cercava scampare alla certezza?
E risolutamente levò il foglietto dalla busta, e vide che non c'era la firma, e lesse, e vide che era di Rina. Fu certo.
Ma ecco: sentì che possedeva una forza meravigliosa.
Non si muore d'una ferita, ricevuta a tradimento, nel cuore? di dolore, di spavento? Non si muore! Egli richiuse. Credè d'aver voce bastevole a chiamar Giovanni appena fosse tornato. — Via Goito era a due passi — e dirgli: — Vado a casa, per un momento —.
Si alzò.... (una forza meravigliosa!) e, come spinto da tutte le energie superstiti, entrò invece nella camera del moribondo, si avvicinò a guardarlo, con gli occhi sbarrati....
Ah! L'amico!