Allora il medico lo prese per il braccio, lo trascinò fuori. Cominciava l'agonia.
Ebbene.... — una forza meravigliosa! —, di là, nello studio, senza accorgersi dell'intimo schianto, della ferita ricevuta nel cuore a tradimento, senza piangere, senza gridare all'infamia, senza morire, Amaldi rilesse la lettera per confermarsi, di tutto, evidentemente.
[pg!140] Era un bigliettino scritto in fretta, dopo un convegno. Assicurava l'amante da ogni timore d'imprudenza o contrattempi.
Ma questa l'infamia! questa la prova! questa: «A casa ho trovato la cartolina che mi aspettava. Tornerà da Genova dimani o posdimani».
Egli era tornato da Genova.... Quando? Come gli era possibile ricordarsene? Oh se avesse potuto non ricordarsene! Era tornato....: il 14 maggio. Aveva scritto, e se ne ricordava, all'albergo, due sere prima. Due sere prima.
Nel biglietto amoroso mancava la data. Ma il timbro su la busta? si leggeva benissimo: 12-5.... Dunque: c'era più appiglio a dubitare che fosse di Rina?
Tutto evidente! Che infamia!
E come gli fosse strappata solo allora la benda dagli occhi, Corrado Amaldi vide sua moglie affranta e pallida all'annunzio della disgrazia; e solo allora sentì lo spasimo della ferita, l'atrocità del colpo, l'insopportabile tormento. Fuggire! scomparire dal mondo! Ammazzarla!
Adagio! Aspettare! L'altro, intanto, agonizzava.
Ed entrò il notaio. E passò, trafelato, un prete.