E l'altra guardando a me;

— La povera gente non ci crede in queste cose!

— Male! Se tu ci avessi creduto quand'eri ragazza, adesso non faresti più la lavandaia; saresti contessa o duchessa.

— Oh ne trovavo tanto anch'io, quand'era giovane! — confessò la donna intanto che riprendeva il sentiero. — Ma sì! Ci vuol altro!

Per dire qualche cosa, io dissi:

— Hai sentito? Andiamo, che è tempo perduto.

— Nossignore! — esclamò Ortensia. — Io ci credo!

Così proseguimmo; lei dimentica del discorso di prima, e io tornandoci in segreto, quasi per forza, e con un sentimento di profanazione.

Aveva appena diciassette anni: che le avevano appreso i sogni? le letture? le compagne? l'esempio di Anna? Quanto sapeva, insomma...., dei piaceri e delle brutture dei sensi?

Possibile che dell'amore non presentisse quei diletti che il mistero ingrandisce alla fantasia nelle prime commozioni del sangue? Possibile non avesse pensato che certe «brutte cose» diventano lecite e desiderabili solo per la benedizione del prete e per il vincolo della legge?