Riprese a leggere. Io non osavo riguardarla. D'un tratto, la guardai...., in piena luce; nella luce d'una beltà divina. E non era più come una sorella.... Destinata in moglie a Roveni.... L'amavo! io l'amavo!

Tumultuarono in me, sotto il peso della cosa enorme, in quella luce di rivelazione, sentimenti mal definiti e violenti: gelosia; rabbia quasi per una sanguinosa offesa; dolore quale di chi patisce il furto di ciò che ha più caro....; strazio: Ortensia mi aveva ingannato! Tutto quel tumulto, tutto quel peso enorme mi travolse come nella rovina estrema della mia esistenza; mi sconvolse e mi oscurò il pensiero intorno a un'idea sola, superstite, viva e fugace come un lampo: ucciderla! Con una mano afferrai la porta della terrazza, mi trattenni colla sensazione di chi si afferra a uno sterpo sul lembo di un precipizio, con la sensazione che avevo provata un'altra volta, al folgorare nella mia mente di quella stessa idea; ma il mio terrore fu vinto da quello sforzo, fu convertito quasi in una muta ilarità, che mi si agghiacciò in faccia.

Ortensia, al volger d'una pagina, disse:

— Basta, signor Oliviero!; sono stanca. — Poi: — Che è stato? — esclamò balzando in piedi. — Il sorriso brutto! Perchè?

Proruppi:

— A questo mondo tutto è possibile! Ogni errore, ogni colpa, ogni vigliaccheria, ogni infamia! È fin possibile che tu m'inganni; che tu sia falsa!...

Alle mie parole subito il volto di lei dimostrò uno stupore così doloroso, un'angoscia tale di ingiusta accusa, che fui costretto a contenermi, pentito, dall'eccesso della passione. Ella domandava:

— Perchè mi dice così?

Era atterrita

— Non spaventarti — risposi con viso diverso ma con sorriso sempre ironico. — Una nuvola che passa.... Ho appreso una bella notizia.... Solo, mi è spiaciuto apprenderla da altri, non da te.