— Ma insomma! sono io che non capisco niente, o è lei? Ha piacere lei che Roveni sia innamorato di Ortensia? No, a quel che pare! Ebbene (e allargava le braccia alla spiegazione che mi concedeva): lei dovrebbe essermi grato se io cerco distrarre Roveni e di liberargliela, la sua Ortensia!
Insolenza, disprezzo, livore, erano in essa.
Il cavaliere mi aveva adirato soltanto; costei sommoveva in me l'astio profondo dell'uomo svergognato, dell'uomo messo alla gogna; addensavo la mia rabbia, la mia bile per una pronta vendetta che, fosse pure indegna, mi riscuotesse subito da una umiliazione intollerabile.
Tesi il braccio e la mano verso la ragazza, quasi ad arrestarla perchè il colpo non fallisse.
— Chi non capisce niente è proprio lei, signorina Melvi! Lei, che non capisce di poter dire a me «la sua Ortensia» senza ferirmi. Sì: Ortensia è mia; ma in un senso che sfugge alla intelligenza della malignità!
— Malignità? Poverino! Dal modo con cui lei or ora guardava a Roveni....
— E chi invece capisce qualche cosa sono io, proprio io! — proseguii interrompendola: — Io, che ho capito il suo gioco!
— Ah sì? Quale?
— Questo: Roveni è un uomo leale, ma confinato a Valdigorgo, lontano dagli svaghi che calmano il sangue. Che importa se è innamorato di un'altra? Per lei basta che egli abbia uno smarrimento istantaneo...., quando va a trovarlo alla fabbrica! Roveni è onesto: dopo, sarà costretto a riparare! Ecco perchè io e lei siamo nemici!
Anna si era alzata in piedi con la veemenza di una fiera frustata. Dubitai m'affrontasse rabbiosa. Ma la fiamma delle guance e degli occhi si spense d'un tratto; e rimase bianca, con le labbra tremule. Indi sorrise, scosse le spalle dicendo: