— Un poco, via! Se non per altro, per la mia abitudine di indagare nell'animo della gente, di scrutare i cuori umani.
— Indaghi, dottore; ma badi che i medici van soggetti a sbagliare. Fan certi spropositi!... Per esempio, lei, che legge nei cuori, non si è ancora convinto che dovremmo essere amici noi due e non nemici! Gliel'ho detto un'altra volta.
Già: me l'aveva detto di ritorno dalle Grotte; e allora aveva data spiegazione diversa da quella che era stata per dire.
— Si spieghi meglio! Perchè dovremmo essere amici?
— Indovinala grillo!
E fuggì dalla porta della terrazza, da cui si scendeva nel giardino, evidentemente per attirarmi là a discorrere. Non la seguii; vidi Ortensia rientrare dalla porta opposta: Roveni, che stava ciarlando con la Fulgosi e la vecchia Melvi, si voltò di scatto. Un altro non si sarebbe voltato. Ma ecco Anna rientrare anch'essa, di corsa, trafelata e ridente perchè inseguita da Guido. Entrò nel salotto attiguo; ove si abbandonò su di una seggiola.
— Lasciala stare! — dissi a Guido. — Ho da parlarle.
Andai risoluto, chiudendo l'uscio dietro di me.
— Voglio sapere chiaramente perchè io e lei dovremmo essere amici!
Ella attese un poco, eppoi agitò incontro a me le mani strette a palma a palma, come per preghiera ed esclamò: