— Perchè mi guarda così?
Alla dimanda, mi si allargava il cuore, perchè non scorgevo ne' suoi occhi nemmeno l'ombra di quel mio sospetto; perchè il suo sguardo mi cadeva limpido nell'anima quasi a purificarla subito; perchè rivelandosi ignara, fin nella voce, del motivo che io aveva avuto a guardarla così, essa non attendeva risposta nè mostrava dubitare d'altro motivo che non fosse un affettuoso e semplice indizio di tenerezza....
Ma il più lieve contatto d'altri, o un altro sguardo, avrebbe potuto proporle e insinuarle il desiderio; una differente stretta di mano avrebbe potuto darle la sensuale commozione che non le davo io.... E un altro la contaminerebbe!
In confronto a questa infamia — era un medico che la chiamava un'infamia! — sembrava cessare ogni colpa nel mio amore nobile e puro; e mi dicevo che se Ortensia mi amava, mi amava allo stesso modo di me, nè proverebbe mai voluttà più grande....
.... Mi amava?
Era tanto mutata!; o mi pareva. Diversa nei modi: non accorreva più come una volta, non rideva più con l'impeto di prima; diversa nello sguardo, più luminoso e profondo; e in tutta la persona di lei sembrava definirsi la gravezza di un intimo raccoglimento, d'una meraviglia deliziosa, intensa, continua; quasi d'una beatitudine meditata e riflessiva.... Se pure non m'ingannavo!
La consideravo con timida gioia. Ma diveniva tosto una gioia affannosa, paurosa; e con più speranza che timore mi ripetevo:
«Forse m'inganno».
XX.
O forse tutto era un inganno? Per difendermi del male che facevo e che avevo, inveii contro me stesso e rimproverai Ortensia. Innamorato, al pari di tutti gl'innamorati forse io ero uno stolto che alla donna reale aveva sostituito la creatura del suo sogno. Troppa bellezza, troppa intelligenza avevo attribuito a quella ragazza diciassettenne; e bisognava rompere l'incanto, non solo per risparmiarle soffrire, ma per risparmiarmi soffrire.