— Quali chiacchiere? — domandai. — Che io sono innamorato di Ortensia?

— E che Ortensia è innamorata di lei.

Se io mi lasciavo andare alla confessione del mio amore, non compromettevo Ortensia, per allora e per l'avvenire? Perciò sorrisi in modo che quel sorriso valeva una menzogna; e dissi:

— Lei non crede ne l'una cosa nè l'altra? Perchè?

— Prima di tutto, perchè lo dice Anna. Povera diavola! Cercava persuadermi che lei sposerebbe Ortensia, naturalmente per trarmi nella rete. Non poteva capacitarsi, Anna, che Ortensia mi piacesse davvero!; sperava sostituirla! Ma ha visto ieri come dà la caccia, adesso, al dottor Minguzzi?

Intanto Roveni lasciava sospeso il discorso di prima. Ripresi io:

— E per quali altre ragioni le sembra inverosimile ciò che la Melvi dice di me e di Ortensia?

— È impossibile che un uomo come lei abbia voluto innamorarsi di Ortensia; un uomo di studio, di studi ben diversi dai miei; un uomo che forse non ha mai pensato ad accasarsi e che, se mai ci pensasse, non si perderebbe con una giovinetta...

— Oh bella! — esclamai dissimulando la ferita che mi diede quest'argomento. — Non è possibile che io abbia voluto innamorarmi? Non potrei essermi innamorato senza volere?

— No. Io non credo all'amore fatale dei romanzi. O meglio, credo che gli amori romanzeschi siano per la gente debole, malata, senza volontà. La volontà, per me, entra anche nell'amore.