Ma io! Io mi chiesi: «Se fossi davvero fratello di Ortensia potrei desiderare per mia sorella marito migliore?» La scienza mi suggeriva ch'egli era un uomo eletto per forza, equilibrio, sanità, saviezza, fede, predominio di sè e dominio della vita.
Che ero mai io al paragone di lui?... E Ortensia non saprebbe mai il mio sacrificio!
«Ah morire per te, sorellina!»
Essa non era rimasta ad attendermi; ma vedendomi tornare, mi aspettò presso il cancello. Non sorrise; non mi chiese di dove venivo. Disse:
— Porto l'elemosina a Giovannin. Quanti giorni ce ne siamo dimenticati!
Allora sorrise; con l'ineffabile tristezza di un bel sogno dileguato. Poi disse:
— Gli dia qualche soldo anche lei, per domani, che è festa.
Come Ortensia, senza dir nulla, pose il cartoccio su le ginocchia del cieco, questi trattenne il suono dell'organetto e alzando quel suo volto, che l'improvvisa gioia illuminava accrescendo l'orrore delle pupille spente, esclamò:
— Ortensia di Claudio!