— Ho sempre pensato.... una cosa strana!: che ci rassomigliamo, noi due.... Ma io non so esprimermi! Ecco — proseguiva rianimandosi — se non ci rassomigliassimo, io non avrei tanta fiducia in lei. Invece, credo che con lei non avrei paura di nulla, che potrei seguirla, a occhi chiusi, nei più grandi pericoli....

Fin nelle parole c'era una voluttà d'abbandono! Perchè, strappato ogni ritegno, dimesso ogni infingimento, io non la riceveva ed essa non s'abbandonava nelle mie braccia? Fui per scongiurarla: «Abbi pietà di me, di noi! lasciami fuggire! Non dir più una parola!»

Sorrise.

— Ma quante volte ho creduto che lei mi credesse sciocca! Per fortuna, mi consolavo a indovinare....

— A indovinare che cosa?

—.... i suoi pensieri....; che so?...; le cause del suo malumore. Lei invece.... non ha mai indovinato nulla di me!

— Questo ho indovinato: che hai l'anima di tua madre e il cuore di tuo padre.

Il suo sguardo s'accese di una gioia istantanea....

Intanto chiamava la campanella dell'Oratorio, e affrettammo.

Poi rallentammo i passi senza che ce ne accorgessimo. Quando avrei voluto chiederle: — a che pensi? — mi chiese essa: