Quando già salivamo in carrozza giunse anche Mino; senza bugie, ma, caso mai non tornassimo tosto, con la tromba in una mano e il tamburello nell'altra.
— Vengo con te, Sivori!
— Via! — gridò il padre, frustando Sansone.
— Addio!
— Buon viaggio! Buon viaggio! — ripetevano Marcella e i servi.
Ortensia non disse nulla; mi guardò; sorrise appena; trasse d'impeto nelle sue braccia Mino, che urlava piangendo:
— Voglio andare a Milano, con Sivori!
Come la carrozza svoltava dal cancello, scorsi quello sguardo lungo; che mi seguiva. Essa pareva tendere a me col fanciulletto, che sosteneva da un lato per vedermi....
Quello sguardo lungo, privo di lagrime, mi seguiva innocente e doloroso quale lo sguardo d'una vittima.
PARTE SECONDA.