— Parenti, serpenti! — Ricaricava con mano tremante la pipa. — E i rimorsi.... non li proverò io, caro amico; no no: stia pur sicuro! Io sono tranquillo! Non ho falsificato niente, io....; sono un galantuomo, io! un uomo onesto....

In piedi con la pipa in bocca il sindaco di Valdigorgo abbottonava i calzoni per congedarmi.

Allora l'investii domandando:

— Falsificato.... che cosa? chi?

Ma egli retrocesse.

— Zitto! C'è mia moglie.... Se vuol spiegazioni, si rivolga a Roveni.... Io non so niente! Non voglio dir più niente! Non voglio saper più niente!... Un altro bicchiere, e amici più di prima....

— Altre due ciliege — pregava, la signora Redegonda sorridendo, ma con voce di pianto, a vedere che avevo perduta la battaglia.


Non tutto era scoperto. Un'infamia mi restava da scoprire!

Ritornavo inveendo entro di me contro gli onesti che insultano impunemente all'innocenza e alla sventura, perchè fatti ricchi e potenti dalla fortuna e dall'abilità di commettere il male all'ombra della legge.