— Il perchè Roveni non fa la garanzia è un altro! Non ha inteso dire anche lei, signor Innocenzo, che costui aveva pretensioni su Ortensia e che Ortensia l'ha rifiutato? È una vendetta! Si vendica della ragazza con la rovina del suo benefattore! Ecco che uomo è costui! E ha ingannato anche un uomo sagace come Innocenzo Learchi!
Due, tre copiose e formidabili boccate di fumo uscirono dalla bocca del mio interlocutore, in cui le ultime mie parole fecero un effetto del tutto contrario a quello desiderato. La lode di sagacia parve offenderlo più che l'accusa di essersi lasciato ingannare e, livido, stentando a frenar la rabbia con un ultimo sforzo di ipocrisia:
— Signor dottore.... stimatissimo! — esclamò. — Lei è lei; ma se non fosse lei....!; con tutto il rispetto.... Che storia mi tira fuori? Dica la verità: per chi m'ha preso? Per un imbecille come....
Rise sgangheratamente.
— Ah povero signor dottore! Come l'hanno imbottito bene! E lei ci ha creduto? Ha creduto che Roveni avesse intenzione di sposar una ragazza senza dote? Ah! Ah! E pensare che la ragazza non l'ha voluto lei! lei non l'ha voluto, Roveni! non lo vuole! Spera in un partito migliore, la ragazzina!... Ah povero signor dottore!
Strappargli la pipa di mano e sbattergliela sul muso!
— Anche la signora Redegonda deve saperne qualche cosa — riuscii a dire.
— E io dovrei credere quel che han dato a intendere a mia moglie? Ah! Ah! Ma non lo sa che mia moglie è la madre di mio figlio?
Non ne potendo più, mi alzai.
— La verità è questa che le ho detta io! Lei non la crede? Ebbene: lei da tutti gli onesti sarà giudicato quale un complice di Roveni e avrà il rimorso d'aver messo in miseria i suoi parenti.