.... Quando finalmente, a Bologna, ebbi lasciato il treno più rapido per quello che mi trasporterebbe a Molinella, e quando nel freddo e tetro pomeriggio m'approssimai al luogo ove nacqui, invece della mestizia dell'esule che ritorna dove sa di non trovare più nessuno del suo sangue, provai, questa volta, un senso di conforto ineffabile.
Con occhio tranquillo guardai, giungendo, a quel po' di terra che fra poco non sarebbe più mia; e con sguardo affettuoso cercai la mia casa, la vecchia casa appartata dal paese e dalla via maestra e indicata da pioppi fedeli. Il Biondo, me la lascerebbe, la mia vecchia casa paterna; io serberei in essa l'ultimo asilo.
Lo sorpresi, il Biondo, mentre nell'ampia cucina stava piallando un'assicella; e la moglie, seduta al focolare, filava in cospetto del gatto. Bisogna sapere che da quindici anni, da quando era divenuto mio fittavolo, il Biondo non esercitava più il mestiere del falegname ma aveva conservato affezione alla sega e alla pialla per un alto ideale: la carità dell'infanzia morta. Nelle ore, cioè, nelle quali non doveva andare al mercato e per i campi con l'invidiata carrozzella, riprendeva il mestiere di San Giuseppe e se la passava a fabbricar piccole casse da spedir angioli in Paradiso! Il Signore domandava un'anima d'infante? E il Biondo regalava la cassa. Egli si consolava in tal modo d'essere invecchiato senza figliuoli.
Al mio entrare in casa, all'improvviso richiamo, gli occhiali dal naso del Biondo caddero sul banco; e la rócca non si lasciava svincolare dal fianco della Rita (soprannominata Pulicreta per lode di pulizia). La Rita gemeva: — Gesù, chi si vede! — Io vedevo loro due sempre più invecchiati, ma sani e contenti; il marito con la berretta verde divenuta gialla e spelato il fiocco; con le anelline alle orecchie, la faccia paffuta, le palpebre cadenti, pesanti come foderate di prosciutto, e, sul pomello destro, i due bottoncini vermigli come coralli; la donna grinzosa, con le vene grosse quali corde alla gola e alle mani e i bianchi capelli ben pettinati. Sempre rispettoso, il Biondo intonò il solito: — Laus Deo! Ben tornato, padroncino! — E la moglie ripetendo: — Com'è bello! com'è arioso! —, si asciugava col dorso della mano un gocciolone all'occhio destro.
Furono spalancate le finestre della mia camera dal letto immenso; della camera di mia madre, sempre fredda da poi che rimase priva di quella voce; della camera da desinare, dipinta a righe bianche e azzurre che il tempo non discolora....
— Chissà che freddo là, nei paesi di dove viene! — mi diceva la Pulicreta facendo fuoco al caminetto.
— Il signor Claudio è da quelle parti anche lui? — domandava il Biondo; perchè essi non sapevano dimenticarsi di Moser, il quale non avevano più visto da quasi vent'anni e del quale mi richiedevano ogni volta tornavo a casa. Era uno dei loro ricordi più cari.
— È sempre quel bel matto allegro?
La domanda del vecchio suggerì a me stesso un'altra dimanda: dove fosse in quell'ora e che cosa facesse il povero Claudio. Al Biondo risposi:
— Adesso Moser è in guai.