— Non vuol oggi? Ebbene: domani!
Dàlli e dàlli; gutta cavat lapidem; e, come si usa in ogni paese per levarsi un peso d'addosso, finii per preferire l'oggi al dimani. Che peccato non fosse a Milano anche Pieruccio! Era partito, il dì innanzi, per Modena; di dove tornerebbe, fra pochi mesi, con le spalline.
— Ah le spalline e vent'anni! — sospirò il cavaliere allargando le braccia e invidiando suo figlio. Di suo figlio le donne andavan fanatiche anche al solo vederlo in divisa da collegiale.
— Si figuri che l'altra sera, all'ultima festa in casa De Mol....
Mentre narrava le figliali prodezze il cavaliere s'arrestava di tre in tre passi, compiacendosi che i suoi gesti oratori attirassero l'attenzione dei passanti. Tutti parevan chiedersi chi fosse quel signore elegante e nello stesso tempo austero. Un senatore, così giovane? O piuttosto un deputato? O un presidente di Corte d'Appello, o un ex-ministro: un'eccellenza insomma? Ed egli diceva:
—.... La giovine signora del colonnello.... — Pieruccio era stato sul punto di sedur la moglie di un colonnello!
— Vede già la via per diventar generale — dissi io, indulgente.
— A proposito! — il cavaliere riprese. — C'era anche Anna Melvi in casa De Mol. Cantò deliziosamente.... Si fa; si fa! è una ragazza che si fa! La lanceremo!... E lei sa, dottore, che anche Roveni è a Milano? L'ho visto più volte, il bravo ingegnere.
Io m'affrettai a metter da parte il «bravo ingegnere» preferendo il minor male. Meglio discorrer della Melvi.
— Badi, cavaliere, che la Melvi è una ragazza pericolosa.