Finchè aveva sperato di sedurlo, la Melvi aveva taciuto: perduta ogni speranza, essa si era proposto di vendicarsi, a un tempo e a un modo, di me, di Ortensia — la rivale preferita —, e di Eugenia, colpevole d'esser la madre di Ortensia. E non era un bel colpo far appunto Roveni strumento della sua vendetta?
Ortensia infatti amava me; dell'ingegnere non voleva saperne. Ma Roveni apprendendo che io ero stato l'amante della madre, troverebbe ben lui la via a impedirle il mio matrimonio con la figliola!
Quante volte Anna Melvi, mentre osservava Ortensia con l'invidia e l'odio di cui è capace una rivale abbattuta, doveva aver pensato: «Per colpa tua e del tuo Sivori io non avrò Roveni, ma tu non avrai Sivori!»
Nè c'era da meravigliarsi che Roveni avesse creduto a una donna spregevole anche per lui! Le anime triste hanno legami di reciproca fiducia pur quando sembrano avverse. Poi, nessuno meglio della Melvi, la quale fin da bambina capitava alla villa Moser, poteva malignare con apparenza di verità intorno all'antica amicizia di Sivori e di Eugenia. Poi, venne il giorno che Sivori abbandonò Ortensia, e ciò confermava la calunnia; persuadeva magari Anna stessa d'aver cólto nel segno! Ah verrebbe forse un altro giorno: quello che Ortensia imparerebbe il perchè io l'avevo abbandonata: perchè ero stato l'amante di sua madre! Tal giorno dovette parer prossimo ad Anna quando Ortensia respinse definitivamente Roveni.
Se non che costui non era solito a precipitare: aveva creduto alla calunnia, ma se ne varrebbe solo a tempo opportuno....
(Sfinito dai lunghi viaggi, dalle notti insonni, dalle battaglie di pensieri e parole, io m'ero gettato sul letto.
Ma mi contorcevo e dibattevo in questa rete in cui i miei nemici mi avevano preso).
.... E mi ero dimenticato affatto, per lungo tempo, di Anna Melvi...! M'era uscito affatto dalla memoria quel suo: «Me ne infischio.... per ora!» Intanto l'altro sghignazzando mi ammoniva alla prudenza: «Giudizio! Non provocatemi in nessun modo; se no, rivelerò tutto a Ortensia». Questa la minaccia che Roveni aveva sospesa sul mio capo, di una terribile vendetta avvenire.
Ma insomma: chi conoscendo Eugenia Moser e me potrebbe credere alla calunnia, a un'infamia? Nessuno, tranne quelle due anime triste. Potrebbe dunque credervi Ortensia se Roveni arrivasse alla vigliaccheria estrema? Era un sospetto assurdo, il mio! mi ripugnava fin concepirlo più chiaramente..... Infatti, a poco a poco, la mente mi si ottenebrava. M'assopii. Mi riscosse il pensiero di Claudio. Allora mi sfogai contro di lui.