Intanto Mino aveva ripresa la partita; e madre e figlia ci accompagnarono un tratto ma ristettero dinanzi a pochi meschini vasi di gerani al sole.

— Il panorama non è molto vario — ammetteva Claudio. A levante erano la strada e l'ingresso; a mezzodì, di là dal prato, che una siepe di biancospino in fiore limitava, si estendeva la vigna: tra questa e l'orto, spaziante a ponente e a settentrione, scendeva una carraia....

— La carraia passa da quella casupola laggiù, dove sta l'ortolano vignaiuolo: colui, là, che gioca con Mino. E la carraia prosegue sino al fiume, e di là un sentiero lungo la riva mi conduce, in due passi, alla fabbrica. Potevo essere più fortunato di così?

Io osservavo il solo albero del prato: un lazzeruolo a rami nodosi e involti.

— Fronte indietro!

Claudio ora m'indicava la disposizione degli ambienti.

— A terreno, loggia, salotto, camera da desinare, cucina; di sopra, a mezzogiorno, la camera di noi vecchi; quella di Mino, a ponente; quella di Ortensia, a levante; quella dei forestieri, a nord. Va bene? Passiamo all'interno!

Su la porta l'ortolano trattenne Claudio per avvertirlo di non so che cosa, ed Eugenia, ch'era rientrata con Ortensia a continuar la faccenda della biancheria, colse il momento e mi disse, con commozione:

— Sivori: non ci siamo più riveduti dopo quanto faceste per noi....

— Non ne parliamo! — risposi io, mentre lo sguardo di Ortensia mi avvolgeva.