— Ho fatto quel che ho potuto, per accontentarla.

Il letto in ferro, nuovo: bello il comò....

Una titubanza strana mi aveva trattenuto, quasi da una violazione. A Valdigorgo non ero entrato mai nella sua camera.... E mi affacciai anche là alla finestra, che aveva di contro lo squallido lazzeruolo.

Per la strada polverosa transitavano birocce e buoi condotti al macello, che mugghiavano.

.... A Valdigorgo la sua finestra vedeva nel giardino le opulenti magnolie, gli abeti snelli dai rami digradanti e copiosi, dalle molli frange ondulanti, e i vividi colori delle aiuole penetravano tutto quel verde: s'apriva la cerchia dei monti a concedere, nella bella conca, frescura di estate e tepore in primavera e in autunno: dal cielo puro, intensamente azzurro, e da oltre quei monti chiamava un'ignota, immensa felicità....

— Ah! Non è la sua camera di una volta! — disse il padre chinando il capo sul petto; abbattuto a un tratto dal pensiero della felicità sognata un tempo per la sua figliola.

— Andiamo! — feci io. Ma nel passare dinanzi al comò guardai alla fotografia che vi stava sorretta da un'umile cornice e il cuore mi palpitò. Era una piccola fotografia di Valdigorgo, e sotto al cristallo aderiva, nel mezzo, una fogliolina di trifoglio.... Quella? Quella che avevamo raccolta insieme, un giorno, al fosso delle lavandaie?

Il puerile segno di memoria imperitura indicava forse un'illusione non perita del tutto?

— Andiamo! andiamo! — ripetei vivamente.

Nella loggia c'imbattemmo in Ortensia che usciva dall'altra camera, ove portava la biancheria. Ella ristette con noi alla ringhiera e forse avvertì che io aveva avuta un'impressione gradevole.