Udimmo uno sparnazzar d'anitre e di folaghe; poi, silenzio.
— Restiamo un poco? — io domandai.
— Sì.
D'improvviso, Ortensia esclamò: — Avete sentito?
Dopo un fruscìo d'ali e di fronde udimmo un richiamo.
Io allora feci avanzare la barca, perchè ella rimovesse le fronde. E gettò un grido di meraviglia.
Un nido di folaghe....
Ma era giunta, finalmente, l'ora. Ella lo sentiva; io ebbi un tumultuoso risveglio di tutto il passato: propositi, prove di abnegazione, battaglie; vittorie angosciose; angosce di lontananza; tormenti di gelosia; rimorsi; disperazioni; speranze; tutto, tutto sarebbe stato inutile se io in quell'ora non avessi vinto!
Abbandonati i remi afferrai la destra di Ortensia; la interrogai a lungo con lo sguardo prima di parlare.
Ella sostenendo il mio sguardo aspettò le parole che non poteva più evitare.