Tacendo di nuovo Ortensia accrebbe in me l'impressione del suo strazio.

Ma d'un tratto, con l'eccitazione a cui già l'avevo vista abbandonarsi a Valdigorgo, proruppe:

— Sì: avete ragione! Dovete saper tutto! Il vostro giuramento accresce i miei rimorsi, ma c'è la vostra parte di colpa da chiarire! Anna — sentite — mi diceva: «Sivori ti ha abbandonata?» Non le rispondevo; scuotevo le spalle. Essa sorrideva. Eppoi, dopo qualche tempo: «Sivori è rimasto fedele a qualche antica fiamma». Il mio interrogarla, conoscere la verità a prezzo del mio stesso dubbio! E che ne sapeva lei? Avrei voluto sangue; e tacqui sempre. Essa lasciò passare qualche tempo, eppoi: «Hai finalmente scoperto il mistero?» O mi compiangeva ridendo: «Povera bambina!» Finchè disse: «Hai scoperto che l'antica fiamma di Sivori non è a Berlino?», e disse questo in un modo, in un modo.... Alludeva a persona vicina, a persona che io conoscevo. A chi? a chi? Un'«antica fiamma».... Ah un pensiero orribile mi attraversò la mente! Non volli più vederla, colei, perchè ogni sua parola mi richiamava quell'idea orribile.... Mi accordai con Marcella per allontanare Anna da casa nostra. Ma incominciò la lotta che doveva durare non solo giorni; dei mesi! Pensavo: Sivori dice che il mondo è fango. C'è tanta cattiveria al mondo che Anna forse.... s'è intesa d'infamare mia madre? È impossibile! Chi non conosce che donna è mia madre? Con tutta l'anima respingevo il sospetto...., il solo sospetto che si potesse infamar mia madre. Capite? Questo solo sospetto! Ed era nulla! Temei, sperai impazzire perchè una voce diabolica mi suggeriva tutto quello che dicevate voi, esperto del mondo: al mondo tutto è brutto; tutto è finzione, menzogna! Ma se questo era vero.... Ecco, Sivori, a che fui condotta! Orribile! Era un'idea che mi balenava coi ricordi del vostro pessimismo, della vostra sfiducia di tutto e di tutti. «Se il mondo è fango.... non potrebbe esser vero.... quel che sembra dir Anna?» Che martirio! Se mia madre avesse visto, allora il mio martirio! Ma l'idea assurda, atroce dava la spiegazione del mistero: «Ecco perchè Sivori m'ha abbandonata!» Quante volte mi gettai nelle braccia della mamma per accarezzarla, per sentire il suo cuore, che mi perdonasse! E quante volte vi avrei scritto: — Carlo! impazzisco.... Tornate!... — Mi pareva che al solo vedervi mi sarei purificata l'anima e vi avrei perdonato tutto il male che mi avevate fatto, tutto il male che mi avevate insegnato!

Non resse più oltre; nascosto il viso con le palme, Ortensia singhiozzò. Io la pregavo, la scongiuravo di perdonarmi; non potevo dir altro: — Perdonami.

Ma furon pochi istanti; senza badarmi, volle pur dire come nel suo cuore aveva salvata la virtù di sua madre.

— Lottai; vinsi. Mi svegliai dal sogno. Avevo sognato che la vita, brutta per tutti, sarebbe stata bella per noi, per il nostro amore. In realtà, voi non mi avevate amata; mi eravate affezionato soltanto: sorellina! Non era stato dunque un abbandono, una fuga: era stata semplicemente una partenza, la vostra. E la malignità di Anna non aveva altro scopo che affliggermi per la simpatia che mi dimostrava Roveni. In realtà, io ero stata malata, ero malata; ma guarirei. Povera mamma! Una santa! Però dovevo imparare anch'io a stare al mondo! Non dovevo toglier subito ogni speranza a Roveni; e cercai di sopportare le sue maniere; di vincere l'antipatia che a poco a poco suscitava in me. Ma quando tentò d'imporsi con le minacce, quando tentò di profanare il segreto dell'anima mia, gli risposi no! Ricaddi; lottai di nuovo; dubitai di non guarire mai più e invocai una sventura. La desideravo per sottrarmi a quel martirio; per avere un dolore diverso.... Vi ho amato?

— Povera Ortensia! — io mormorai, con un nodo alla gola.

— La sventura venne. Voi tornaste. E io vinsi ancora: con la coscienza tranquilla potei chiamarvi fratello.... Non avreste dovuto esser altro per me; non sareste più altro. Così avevate voluto voi un giorno, così vi ripetei. Lo stesso vi ripeto oggi.... Dunque che pretendete?

— Che tu mi perdoni....

— Vi ho già perdonato.