Abbassò gli occhi, esitando ancora:
— Sì.... credo di sì; ma il babbo, no! — Mi scongiurava con i begli occhi.
— Il babbo presto o tardi dovrà saperlo!
— Oh per amor di Dio non dica nulla! È tanto buono lei! Non ci comprometta, Sivori! Guai, guai, se il babbo lo sapesse ora! — Pregava apertamente; sperava nella sua preghiera ed in me, e appariva ancor timorosa del pericolo. Soave creatura!
Anna Melvi, rasentandoci, ammiccò; fece: — Zzz.... — e ruppe in una bella risata; e i due colombi, Guido e Marcella, mi scapparono.
Passavano davanti a me, intanto che Anna afferrava Pieruccio e si slanciava con lui, Roveni e Ortensia. Forse anche questa una coppia amorosa? Mi sembrarono estranei l'uno all'altra. L'ingegnere era tutto intento a condur giusto il passo e a non farsi scorger peggior ballerino di quel che era; e Ortensia non dimostrava che il piacere della danza: in un pieno abbandono d'ogni energia al ritmo; con ogni energia raccolta e diffusa nel giacere che le vibrava nel sangue, tutta la persona di lei esprimeva giovinezza lieta, e solo gioia e grazie ignare. Nondimeno allorchè ella cessò il ballo e venne a me, io le dissi con intenzione maligna:
— Bel giovane, Roveni....
Oh! essa non si turbò per nulla! Rise domandando:
— Lo dice a me?
— A chi dovrei dirlo, piuttosto?