Peggio che peggio! Non concepivano nemmeno che una donna potesse rifiutar la fortuna di essere posseduta da me.
— Se questo fosse — disse il Biondo — mi sbattezzerei, quant'è vero Dio!
E la Rita scuotendo le spalle e abbandonandomi alla mia cattiveria:
— Ma lasciatelo cantare! Credete che non lo sappia che è innamorata cotta, la poverina?
Però il Biondo e la Rita sarebbero stati meno entusiasti di Ortensia quando avessero conosciuta questa lettera, che ricevevo il giorno dopo:
Carlo!
Vi ho promesso di scrivervi, ierisera, ma non vi ho detto il perchè.
Io vi voglio bene, vorrei correre da voi, dirvi: sono vostra per sempre e saremo felici!
Ma per quanto saremmo felici? Con quali dolori saremmo condannati a scontare la nostra felicità? Non di voi diffido! non di voi! Diffido di me e del destino. Non è debolezza che mi trattiene, credetemi, Carlo! È forza, è resistenza; perchè io non voglio veder soffrire per me, per causa mia!
Mi direte che saremo più infelici a non essere congiunti, a vivere separati così, poichè ci vogliamo bene; direte che io non vi amo come mi amate voi. Invece io sono orgogliosa del vostro amore e vorrei abbandonarmi a voi senza più temere, per la vita e per la morte!