— Questo è inutile — interruppe Eugenia. — Basta che Sivori sappia la minaccia di tuo suocero....

— Appunto! Noi non lo dicevamo, ma mio suocero aveva minacciato di diseredare Guido. Avete capito? Odiava tutti; me più di tutti, e la mia creatura....

Necessariamente Guido non aveva potuto compromettersi ad aiutar Moser con quel pericolo addosso: che alla morte del padre gli rimanesse solo la parte legittima dell'eredità.

Ripigliò Eugenia: — Il vostro intervento, Sivori, ebbe anche l'effetto di mitigare quell'uomo.... — E alla figliola: — Racconta tu....

— Adagio, mamma! Prima bisogna dire che cosa la signora Redegonda mi scrisse dopo che il marito ebbe recuperato il suo avere. Mi scrisse che quell'avaraccio riteneva il dottor Sivori un gran galantuomo e cominciava a ritenere l'ingegner Roveni una canaglia. Allora lei non lo lasciò più vivere; gli diceva sempre: — Bella figura avete fatto col dottor Sivori quando venne a trovarci! Bella stima avrà di voi il dottor Sivori a udire che odiate fin il vostro sangue!; — e così via.

Dopo aver disposto il marito a vergognarsi, un bel giorno la signora Learchi aveva detto di voler andare a Milano. Il marito rifiutava di accompagnarla. — Andrò sola — disse lei.

E sì che la signora Redegonda non aveva mai viaggiato da sola; non era uscita da Valdigorgo che due o tre volte in vita sua! Il marito dovè cedere; l'accompagnò; ma giurò che non avrebbe messo piede nella casa di suo figlio.

E la signora Redegonda: — Ci andrò sola. Mi aspetterete su la porta. — Ma quando furono su la porta giurò a sua volta che non sarebbe discesa finchè il marito non fosse salito a prenderla.

Di nuovo animosa e rapida Marcella riferiva la scena intercalando frequenti: avete capito? capite?

— Guido, capite? arriva a casa e vede.... suo padre con nostro figlio in braccio!