Nei fossati scorrevano limpide le acque; nei maceri, già ripuliti della canepa, si specchiavano nitidamente case e alberi; nei campi le glebe riflettevano il sole dal netto taglio dell'aratro e le grida che incitavano i buoi passavan lente ma non sgradevoli, quali voci di tranquilla pazienza; dalla terra dissodata, dalle vigne cariche d'uva e dalle acaciaie sorgevano festose schiere di passeri e storni, e invisibili nel più cristallino cielo di settembre, le allodole s'inebriavano di voli, di trilli e di sole. Osservavo e ascoltavo.... Né io potevo più sentir punture della spina che mi restava nel cuore, se Dio con tanto impeto di vita mi penetrava nel cuore. — Dio, Dio mi voleva felice! Dio doveva aver attutito la vendetta nel cuore del perfido, che ora navigava dimentico....
E alla Rita dissi che, che secondo l'usanza del paese, mi preparasse presto gli zuccherini nuziali. Non mi credeva, credeva scherzassi. Ma poichè insistetti, mi domandò se la sposa sarebbe quella che s'intendeva lei, la figliola del signor Claudio?
— Certo! Chi vuoi che sia?
Non scherzavo; e la vecchia cominciò a urlare:
— Biondo, correte! Correte!
Il Biondo sapeva che la moglie da cinque mesi giuocava, ogni settimana, più numeri che con cabala sapiente aveva ricavati dalla gran disgrazia dello zingaro, e perciò egli trottò verso di noi domandando:
— Son venuti? Ambo o terno?
I quattrini fan sempre piacere! Ma la moglie rispondeva:
— L'ha avuto lui, il signor Carlo, il terno secco! Meglio di un terno secco ha avuto! Non vedete che faccia? Non ve lo dicevo: date tempo al tempo?
E così via; finchè il Biondo ebbe appreso che la mia sposa era proprio quella che s'intendeva lui: