Veramente, nè lui, Gaspare, aveva bisogno di nulla, nè il patrimonio dello zio, il quale troppo per l'addietro aveva speso a pro' della patria e molto sempre, nel beneficare, era cospicuo. Di più: agenti e fattori ladri; disgrazie di grandinate e carestie, etc.
A conti fatti....
Gaspare faceva i conti quasi senz'accorgersene: tanto, la possidenza di Poggiogrande; tanto, la risaia di San Piero; tanto, la villa: una villa malconcia dagli anni, desolata, nell'incuria, laggiù, in una pianura malinconica.... Un ristauro sarebbe stato necessario.
In questo mentre il fiaccheraio, libero per quell'ora del suo arbitrio, credè che il più bel luogo ove condurre un signore svogliato e senza meta fosse il giardino pubblico. Ma come Gaspare, a mo' di chi si ridesta d'improvviso, si vide fra la gente che andava al passeggio o ne tornava, rimorso dalla sua sventatezza ordinò in fretta:
— No di qua! Torna indietro!
Ed ecco che, al voltar della carrozza, nel voltar gli occhi....
Dio! che bellezza!
Una signorina bionda; modesta nell'abito semplice; con due occhi tra celesti e verdi, meravigliosi, portentosi! Che occhi!
In un istante, nell'attimo che la carrozza voltava, quegli occhi gli scoprirono in viso una sciagura; indovinarono che egli non aveva nessuno, non madre, non sorella, non moglie a consolarlo; affermarono: io, per consolarvi almeno come moglie, verrei in carrozza, a casa con voi, piuttosto che andare al giardino, alla musica, con la mamma; promisero, quegli occhi, pur mostrando di promettere invano, conforto, pietà, fede, amore! E tutto in un istante!
Inondata l'anima di poesia. Gaspare, se poeta, avrebbe lì per lì composto un inno alla donna in genere; alla donna, del cui sublime ufficio al mondo l'avevano persuaso lì per lì, e per la prima volta, gli occhi di quella giovinetta.